hariseldom

Non cercare di capire tra le righe, tra le righe di quello che scrivo ci sono solo spazi bianchi e forse tutta la mia incontenibile follia.

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domenica, 13 settembre 2009

Si discuteva dell'occupazione

Si discuteva dell'occupazione
in via Sardegna 8
le sere di fumo
e rivoluzione.

Il rumore di un ciclostile
ed i compagni della camera del lavoro
padri di altri figli
e di altre scuole.

Il diritto di parlare
negato ai fascisti in assemblea
e gli occhi di Vittoria
troppo grande per me
ma non per i miei sogni.

Si discuteva dell'occupazione
e dei gruppi di lotta continua
e servire il popolo
fuggiti dietro l'angolo storto
di una rivoluzione.

Ma io
piccolo ragazzino pelle e ossa
guardavo gli occhi di Vittoria
e citavo Guevara
e Lenin di Stato e Rivoluzione
perchè non avevo il coraggio
di dirle che l'amavo.
postato da: hariseldom alle ore 10:46 | link | commenti (4)
categorie: la mia vita
lunedì, 17 agosto 2009

Oggi sono stato al cimitero del mio paese

A volte la vita, le combinazioni, a volte è strano quello che accade.
Ho visto mia madre, mio padre i miei notti e mia zia.
Si ho vito lapidi di bambini anche.
Che senso ha tutto questo, che senso ha? C'era silenzio e pensavo a tante cose oggi, tante.
Pensavo al giorni in cui qualcuno avrebbe messo dei fiori su un vaso davanti alla mia fotografia e pensavo a cosa, a quale foto metteranno su quellla lapide.
Poi un corvo che mandava il suo richiamo.
Penso che dopo che muori rimanga solo l'amore, quello che hai dato, quello che hai negato e quello che ti hanno dato.
postato da: hariseldom alle ore 22:01 | link | commenti (1)
categorie: la mia vita
lunedì, 22 giugno 2009

Piazza dei Martiri Pennesi

 

C’era quel passaggio a livello a scandire le ore, con quei treni sferraglianti a velocità di corsa dei sacchi.
E i camion a suonare innervositi il clacson di giorno e di notte, perché distinguere tu non potessi già da allora il vero dal falso, il tempo dello scampanellio indifferente ai tuoi bisogni.
Piazza dei Martiri Pennesi ed io con i miei primi amori a non sapere poi chi fossero mai stati quei Martiri forse vittime di una repressione lenta del Nazifascismo.
I miei amori appesi a quel balcone della sala, la sala buona dove non potevi entrare se non per gli ospiti che occasionalmente venivano a trovarci.
Con quella gondola sul piano di vetro con cui non ho mai giocato, forse la luce stessa di quella piccola lampadina mi ha visto diventare uomo da bambino.
Quella sala dove si faceva l’albero di Natale e sotto, sotto quel presepe grande ma senza acqua.
Già l’acqua nel presepe l’aveva quello del piano di sopra e quanta invidia, quanta.
Piazza dei Martiri Pennesi e gli scontri con la polizia nei disordini per Pescara capoluogo, visti dalla finestra della mia cameretta, tra fumi di lacrimogeni e pestaggi.
Si facevano i pomodori a casa e Ornella, Ornella che suonava al campanello, un amore trattato come non meritava, povera Ornella che dei suoi sogni ha fatto un sacco come il suo matrimonio bucato dal destino.
Ma allora, allora ero solo un ragazzo con un pupazzo a mia immagine di pezza appesa alla libreria, regalo di quattro amiche il giorno del mio compleanno.
Piazza dei Martiri Pennesi, il nostro appartamento in affitto così grande dove poter giocare con i soldatini dalla cameretta alla sala.
E quella del primo piano, più grande di me di qualche anno ed io che pensavo agli amori.
Il tempo, le strade di Pescara, il movimento studentesco, le vie dei sogni e quel giorno, quel giorno del 1975 quel giorno maledetto che non dimenticai mai.
La porta che si apriva e mio nonno che parlava di una tragedia, capii subito che a 21 anni ora ero uomo, con tutto quel dolore addosso.
Piazza dei Martiri Pennesi e Pescara in toni grigi ed il pianto al funerale di mio padre, l’ultimo pianto, si l’ultimo pianto che ho versato.

postato da: hariseldom alle ore 10:34 | link | commenti
categorie: la mia vita
sabato, 06 giugno 2009

Val di Foro

 

Se riuscissimo a scrivere davvero tutti i nostri pensieri, tutti quelli che non riusciamo a portare sul carta, se ne fossimo capaci diventeremmo davvero dei grandi scrittori.
Così pensavo percorrendo la Val di Foro da Francavilla al Mare andando vero Chieti, con Francesco, già perché oggi è sabato e almeno sabato il più piccolo dei miei figli esce.
Chiamare piccolo Francesco è un eufemismo, si è vero ha quasi 17 anni solamente ma è quasi 190 cm e tra una settimana prende la cintura nera di Karate.
Sempre a mettere i suoi cd fregandomi ogni volta, “dai papà”.
Mi hanno detto che le ragazzine gli vanno dietro, ma per fortuna Francesco è ancora un ragazzo e non corre come molti suoi compagni, voglio che rimanda così quel disgraziato rivoluzionario che mi considera un moderato, a me.
Già lui non crede molto alla mia militanza nel movimento studentesco o forse fa finta.
Vento oggi, un vento caldo lungo la Val di Foro e il vento mi fa sempre pensare, forse troppo, poi finisce che rompo le palle a Daniela e la faccio lavorare pure di sabato pomeriggio e se mi becca Matteo suo figlio mi strozza poi.
Già vento e io che penso al lavoro, al progetto enorme che ho in mente con i miei ragazzi con Sandra che mette sempre i piedi a terra e fa bene.
Una bella squadra quella che stiamo costruendo pezzo dopo pezzo con tanti soldi e con debiti e scoperti ma so che alla fine riusciremo a conquistare un mercato di cariatidi taccagni che non spendono mai una lira per quelli che lavorano con loro.
Dubbi e paure con la vita delle famiglie sulla mia coscienza, sperando che Marcello ritorni quello di prima, ma sono sicuro che ci riuscirà.
Poi queste ragazze nuove da inserire e Loredana che si è scoperta alla sua età consulente con me, rinunciando pure a tante offerte.
Vento caldo a piegare le fronde e uno scemo che si mette in mezzo alla strada, il solito cretino che non sa guidare e fa pure il prepotente.
Chieti bloccata per una corsa campestre cittadina, Francesco che scende e prosegue a piedi.
Quanto sono belli i miei figli e c’è sempre il solito che dice che per ognuno i propri figli, lo dici solo chi non li ha visti, perché chi li ha visti dice solo che si, sono davvero belli.
Si mi piacerebbe scrivere quello che penso davvero, i ricordi in mente, i segreti di ogni vita, di tutte le vite intese che ho vissuto e che vivo.
Mentre questo vento caldo piega i rami e io metto la radio, ascolto Celentano, poi la Pausini, poi, poi la vita che scorre come questa strada che chiamano…val di Foro.

postato da: hariseldom alle ore 20:28 | link | commenti (6)
categorie: la mia vita
venerdì, 15 maggio 2009

In verità volevo fare il rivoluzionario

IO in verità volevo fare il rivoluzionario, ma non ho trovato voci nell'elenco dell'ufficio di collocamento e così ho finito per fare l'assicuratore.
Categoria bistrattata e molto poco ben voluta.
A onor del vero, sebbene io faccia parte di tale categoria, non nutro una passione smodata per l'ambiente.
In genere gli assicuratori o sono alquanto spiritosi e falsi, oppure seriosi e noiosi e spesso tentano in tutti i modi di mollarti una polizza.
Questo a prescindere dal fatto che possa servirti o no.
Vi pare strano che parli così?
Ma io volevo fare il rivoluzionario e non l'assicuratore, debbo dire un rivoluzionario che non voleva ammazzare nessuno.
Appartengo alla generazione del "mettete dei fiori nei vostri cannoni".
Comunque le cronache del mondo assicurativo a volte sono anche simpatiche e visto che oggi non mi tocca d'andare a qualche appuntamento con un cliente provo a parlarne.
Non mi occupo quasi mai di rca per carità, cerco di non fare come certi miei colleghi che quando ricevono una disdetta si stracciano le vesti e si flagellano, poi promettono al cliente nuovi sconti pur di tenerlo.
Ora mi chiedo, ma la gente non si incazza? Ma come? Per anni mi hai fatto un prezzo che dicevi buono e poi...poi quando ti mando la disdetta mi togli il 10 per cento o più?
A un tale su una polizza di 5.000 euro che a noi costava 3.500 per una azienda, all'improvviso sono scesi a 2.900.
Ci rendiamo conto? Il cliente non è andato dal suo assicuratore a dirgli : sei un ladro allora per 10 anni mi hai fatto pagare tutti questi soldi in più.
Ora non entro nel merito tecnico, solo dal punto di vista umano.
Prendono ragazzi e li spremono come limoni e poi li gettano nella spazzatura, sono anni che fanno così.
I miei ragazzi e tutti quelli che lavorano con me (non per me ma con me) sanno che sono persone e la stima e il rispetto e il mantenere le promesse e le aspettative sono la cosa che conta davvero.
Anche se non ho una macchina di lusso o una casa da "assicuratore" però mi basta il loro sorriso.
In verità forse alla fine il rivoluzionario debbo averlo fatto davvero, nella vita organizzando proteste in vari settori e nel mio lavoro provocando l'ira funesta di certi miei colleghi.
Si, in fin dei conti, sono un rivoluzionario...simpatico però, si, decisamente.

postato da: hariseldom alle ore 15:49 | link | commenti (1)
categorie: la mia vita
mercoledì, 13 maggio 2009

Io ora sono qui

Io ora sono qui, qui a combattere la mia battaglia in questo punto strano della mia vita, tra un respiro tenue e un grido disperato.
So da dove sono venuto, io si, lo so, ma chi può sapere davvero dove lo porteranno mai i suoi passi? Chi?
Non sappiamo nemmeno se abbiamo ancora passi, no non lo sappiamo.
Sono qui a combattere ancora contro un mondo grigio facendo un lavoro che non ha molta poesia, già fare l'agente di una compagnia di assicurazione non è cosa molto poetica, perchè non sono davvero molto simpatici gli assicuratori, in questo la gente ha ragione.
Ma io sono qui, ci sono insieme a Daniela che lavora sodo e duramente e che ha una forza che trasmette anche a me e non sa nemmeno lei di quanto sia grande.
Sono qui con Sandra e la sua espressione così dolce ed onesta, che gli daresti la chiave di casa e che mai farebbe una cosa per danneggiarmi e io per lei bruceri il mare.
Sono qui con Loredana che tutto avrebbe pensato nella vita fuorchè che fare questo mestiere eppure è così brava che anche le sue figlie l'ammirano.
E sono qui con Claudia che debbo togliere da quel lavoro che fa perchè non è giusto alla sua età e con il suo cervello non fare un lavoro come merita.
E sono qui con Marcello e con i suoi figli e con le sue pene che sono anche le mie, perchè su Loreto io voglio creare quello che nessuno ha mai creato e perchè sua moglie ha un sorriso di mamma che non trema.
E sono qui con Mirella e Valeria che valgono molto e che si prendono pena per me.
E sono qui dove sono ora per Lucia e per i nostri figli che sanno che la vita non è facile mai.
Io sono qui per tutti gli altri che non sono riuscito a sistemare, per Piero che si ammazza 10 ore al giorno e che vuole lavorare con me.
Per loro, per me, per quello in cui crediamo.
Si vero sono solo un agente di assicurazione, ma sogno e dove cadono i sogni non ci si fa mai male davvero.
postato da: hariseldom alle ore 18:51 | link | commenti (2)
categorie: la mia vita
sabato, 02 maggio 2009

La mia vita come un film in bianco e nero.- seconda ed ultima parte

Così alla fine decisero di accontentarmi e nel 1992 crearono per me una nuova agenzia su Francavilla al Mare.
La logica era crearla a Montesilvano, ma su Pescara c'era un parente dell'ammnistratore delegato della compagnia e l'ispettore di zona non voleva infastidirlo.
Un ispettore commerciale che sarebbe stata la causa di tutti i miei futuri problemi.
Uno di quelli che si getta dove tira il vento, un incapace pericoloso.
Tempi in cui Craxi governava il paese e naturalmente il tipo era socialista ora è un fervente berlusconiano, insomma va dove tira il vento, meglio andava visto che ora è in pensione.
Mi tirò uno scherzo di quelli da cui non ti salvi. Una agenzia generale creata con il pattume di tre agenzie che avevano scaricato le loro schifezze tutte, insomma una discarica.
Un agente coinvolto in affari poco puliti, un altro che si era liberato di una collaboratrice che era una truffatrice e un terzo agente che aveva messo solo poche briciole nella nuova agenzia.
Il tutto con la complicità dell'ispettore.
Due di quelli che ho nominato poi hanno creato un buco notevole alla compagnia, il terzo no, ma mi ha mandato una ladra.
No, lasciamo stare, ho promesso che raccontavo tutto ma voglio chiudere subito questo periodo, dal 1992 al 2000 ho passato l'inferno, non è facile combattere contro certa gente.
Alla fine senza una lira uscii da quella situazione e lasciai la compagnia con una lettera d'addio che mandai a tutte le agenzie generali della Unipol. Una poesia che commosse qualcuno e che un girono forse pubblicherò.
Intanto a 45 anni avevo sostenuto gli esami da promotore finanziario così mandai a quel paese l'ispettore e la compagnia e divenni promotore finanziario, non vi voglio annoiare con la storia di quel periodo.
Due anni fa sono diventato agente di una grande compagnia di assicurazione su Pescara.
Beh ma tanto a chi frega tutto questo?
Però davvero la mia vita è stata ed è un fumetto in bianco e nero.
postato da: hariseldom alle ore 19:18 | link | commenti (2)
categorie: sfoghi, la mia vita

La mai vita come un fumetto in bianco e nero

La mia vita somiglia a un fumetto della Marvel, ma senza supereroi.
Destino però si, quello l'ho incontrato come tutti i cattivi delle storie, avessi avuto i super poteri...
La prima sconfitta la ebbi lasciando l'università, la scusa la morte di mio padre, già una scusa perchè se nella vita una cosa la vuoi la ottieni, a prescindere dalla fatica che ci vuole.
Ho dato solo Storia Moderne a Contemporanea, Sociologia e Stroia delle Dottrine Politiche.
Mi ha fregato il terrore dell'esame di Inglese e le mille giustificazioni che mi sono dato.
Quando ho raccontato la mia vita mi sono sempre fermato al 1980 anno del mio matimonio e poi dell'accettazione di un incarico di agente generale della Unipol per Belluno.
Avevo 26 anni, ero nel partito comunista e sognavo di poter cambiare questa società.
Per sette anni avevo lavorato con l'Assitalia, a 22 anni ero già agente principale a Montesilvano con un grosso portafoglio e dei dipendenti, io, io che odiavo banche ed assicurazione e quel mondo così falso che gli gira attorno.
Potevo accettare quello che mi offriva la Ras, una montagna di soldi ed un portafoglio grandissimo, invece scelsi la Unipol che a "quel tempo" era orientata a sinistra ed aveva ancora una grossa coerenza.
In verità l'agenzia di Belluno non la voleva nessuno, un portafoglio di 80 milioni una impiegata che assunsero come capo ufficio poco prima che arrivassi io ed un territorio non propriamente di sinistra.
In tre anni portai quell'agenzia a 350 milioni di portafoglio, mi consideravano un fenomeno, dire che non avevano scommesso in molti su questo ragazzino pieno di sogni e di chimere.
Ero indebitato, ero partito con un disavanzo enorme, ma ero riuscito ad arrivare a un traguardo molto grande e sopratutto non con la rcauto, ma con i rami incendio, infortuni, insomma con i rami che presuppongono una specializzazione.
I rapporti con i compagni Bellunesi era fantastico, Sergio Reolon era segretario allora, si lo stesso che si candida ora alla provincia.
C'erano compagni seri, gente a cui potevi affidare tutto.
Era troppo dura però e chiesi di tornare in giù e la Unipol mi disse se volevo andare a Tivoli e feci l'errore di accettare e lasciare Belluno.
Avrei passato gli anni successivi a pentirmi di quella scelata, ma la vita non permette passi indietro.
Di certo a Belluno ho lasciato il mio cuore, tra quelle montagne, tra quella gente.
Le fregature maggiori però l'Unipol me le doveva dare dopo, ma in quel momento non lo sapevo ancora.
Tivoli aveva una agenzia di 500 milioni di incassi, un portafoglio sbilanciato sull'auto e una immagine molto piatta sul territorio.
Stetti a Tivoli nove anni, dalla mia agenzia inziale vennero fatte tre agenzie generali, con un portafoglio complessivo di svariati miliardi eppure io non presi quasi nulla.
Lo scorporo che mi fu fatto di Guidonia mi uccise economicamente, ma almeno salvati posti di lavoro e creai nuova occupazione.
Già perchè mi sono sempre preoccupato di quelli che lavorano con me e molto poco di me stesso e della mia familia.
A Tivoli sono nati i miei splendidi figli, ma in quel caso mi sono arreso, così schifato ed amareggiato stavo andando via dalla compagnia, ma alla fine mi offrirono di tornare in Abruzzo a Francavilla al Mare.
Allora non lo sapevo, ma stavano per darmi una di quelle fregature che mi avrebbero ucciso davvero, al punto da portarmi sull'orlo del fallimento.
postato da: hariseldom alle ore 09:46 | link | commenti (2)
categorie: sfoghi, la mia vita
venerdì, 01 maggio 2009

I miei figli sono pittori di mare

I miei figli
si loro,
dipingono velieri spagnoli
accanto alla grande piattaforma
e sorridono
e lottano
contro quel mare
con una diga di sabbia
come gli ho insegnato
un tempo
***
I miei figli
pescano lune gelate
sotto i crudeli trabocchi
che come alieni incrostati di sale
ombrano le loro spalle
e i loro amori
***
I miei figli
sono pittori di mare
dipingono orizzonti
bagnando il pennello nel cielo
e anche le onde
li sanno amare
anche le onde
raccontano la loro storia
ai naviganti clandestini
postato da: hariseldom alle ore 17:14 | link | commenti (2)
categorie: la mia vita
domenica, 26 aprile 2009

Discorso con l'anima

A volte mi chiedo quando è successo che mi sono distratto, quando? Vero, si vero aspettavo di diventare grande, sognavo la maggiore età e poi poter essere indipendente.

Dovevo diventare giornalista mi pare o cosa? Ricercatore? Archeologo, pilota di aerei, ma come ci sono finito in assicurazione? Quando è accaduto che...gli esami andavano bene, si mio padre che muore, ma potevo continuare perchè allora?
Se ho un'anima vorrei interrogarla e capire perchè.
Certo a 26 anni scelsi l'Unipol, dall'Ina Assitalia alla Unipol e diventanto agente generale a soli 26 anni.
Ricordo Belluno, l'ufficio di via Caffi, i discorsi con il partito comunista di Belluno, sezioen fratelli Tormen.
Un terrone comunista che va al nord a creare e salvare posti di lavoro.
E poi? Perchè sono andato a Tivoli, anima cosa mi ha distratto?
Non avevo nemmeno 30 anni quando presi la Unipol a Tivoli ed era una piccola agenzia.
L'impegno politico? L'Unipol compagnia di sinistra? Anima tu sai come sono andate le cose, di sinistra c'ero solo io allora altro che...
Ma intanto gli anni passavano e quell'agenzia cresceva.
E poi...insomma come è che ora ho 54 anni? Dove sono gli anni che ho perso?
Non si può scrivere tutto, no non si può.
Non serve fare un bilancio, i soldi non possiamo portarli dopo la soglia e comunque tanto che porto? Nulla.
Non mi pento di molte scelte, le ho fatte tutte e potrei scrivere un romanzo davvero della mia vita.
A volte Anima mi succede che non mi ridanno gli anni, mancano pezzi, tutto è stato troppo veloce.
Amori, dolori, acc. fa anche rima.
Segreti, pezzi di storia che ho vissuto e meccanismi che conosco bene.
La mia coscienza però è pulita e questo mi basta.
Vivo, vivo le mie emozioni, le mie paure, le mie angosce, ma cerco di costruire qualcosa di importante e oggi, oggi nella mia agenzia della Toro ho un gruppo di ragazzi per cui mi butterei nel fuoco e oggi, oggi posso dire che la vita non sono i soldi, le case, le illusioni, la vita è l'emozione del coraggio senza mai contare la forza dei nemici, no Anima abbiamo vinto anche in dieci contro cento.
E gli anni che ho smarrito? Bhe è andata che importa? Tanto c'è un universo davanti, un universo in cui volare, ancora e poi ancora.

postato da: hariseldom alle ore 12:20 | link | commenti (2)
categorie: la mia vita