E Cristina raccoglieva ciliege
con il vestito a fiori giallo,
le sue gambe abbronzate dal sole
aeroporto per gli insetti
e per gli occhi di Gianni.
Intanto la milizia pattugliava le strade
per render sicura la vita
le ronde delle camicie nere
sulle strade del porto
cantavano.
Ma Cristina pensava a suo padre
rimasto nelle Colonie
gli aveva detto che aveva
uno stuolo di ragazzine
con cui giocava
e non voleva tornare
Ma sua madre era rassegnata
in questo paese
dove il Duce
era un santo sul trono,
anche il re si era inginocchiato
per il bene della chiesa e dello stato.
Cristina raccoglieva ciliege
e non aveva un amore
nel suo cesto intrecciato.
Cristina sognava d'andare in America
e lasciare questo paese impazzito
ora che anche gli ebrei
erano considerati
nemici del mondo
Il suo gatto
prendeva i topi
nella macchia di rovi e di more
mentre Gianni
spiava le sue gambe
Gianni della santa milizia.
Gianni la prese di forza
su quel prato
soffocando le sue grida
perché gli ebrei e gli zingari
non hanno diritti
perché la milizia
può fare quello che vuole.
E Cristina di pianto e dolore
piantò un coltello nel petto
di quel fascista
convinto d'essere un giusto
mentre Cristina era solo
un'ebrea.
Ora nel buio della sua prigione
Cristina canta una strana canzone
il diritto d'essere donna
soffocato dall'ombra di una gonna.
E intanto la gente
sventolava bandiere
e applaudiva il re e il carabiniere
Mia madre aveva una scimmia scontrosa
con unghie molto affilate
per la rabbia
e per la sua crudele vendetta
sgozzò le galline
con le sue mani.
***
Quella scimmia dal culo pelato
aveva denti crudeli
e un cuore messo dalla parte
sbagliata delle divisa.
***
E scorreva il sangue nell'orto
accanto al comando tedesco
mentre bombardieri
lontani
sganciavano bombe in città
***
Mia madre era bella davvero
con i suoi capelli ondulati
e gli occhi con i colori
della Sicilia,
tra contrabbando di patate
e un amore dell'otto settembre.
***
Ma quella scimmia
era solo nervosa
per i mille dispetti subiti
ma quella scimmia aveva dita
assassine
e una voglia di sangue sulle labbra.
***
Mentre arrivavano
le bombe dal cielo
come angeli di morte
avvolti
tra macerie
di un mondo tossico
e galline morte
nel prato
Senti l'odore del carbone
sentilo Simone
la stazione di Parigi
ah Simone la stazione di Parigi
Guardali i soldati
con le lustrine luccicanti
Jean-Paul ha detto che sono
strumenti del potere
ma guardali Simone
e come ti guardano
I facchini a Parigi
hanno l'erre moscia
e scarpe troppo grandi
e i ferrovieri Simone?
Lascialo Simone
prendi il treno con me
che di rivoluzioni
c'è n'è tante Simone
Simone il tuo vestito lungo
Simone Jean-Paul è triste
lascialo Simone
Guarda le locomotive
che forza dirompente
sono l’anima del partito
la vera essenza del progresso
ma io da te voglio un bacio
e non altro Simone
Mi guardi e a cosa pensi
mentre questo treno mi porta
dove i tuoi occhi non vedranno tempo
mi guardi e io sussurro il nome tuo
Simone, Simone de Beauvoir
sotto lo sbuffo bianco
tra le locomotive lucide
a Parigi
Non filtra il sole nella casa di Lilja
Boris ha tremore nella voce
e lei si stempera nel freddo gelo
di un ricordo
***
Penso che non smetteremo
di ricordarci di lui
compagna Veronika
ha ragione Pasternak
a tessere le lodi della morte
***
Fiori secchi nel vaso
morti come le nostre speranze
in questa Mosca sconsacrata
senza la voce di Vladimirovič
***
Non piangere compagna Veronika
tuo fratello non avrebbe voluto
anche se Stalin beve la nostra rivoluzione
non lasciargli capire il senso
dei nostri orizzonti.
***
Ci mancherai compagno Majakovskij
e non perderemo l’arte proletaria
sui muri della rivoluzione tradita
sotto i ponti
sotto i ponti del Volga
***
Fiori secchi nel vaso di fiori
poca luce nella casa di Lilja
mentre Pasternak starnutisce
polvere di carta
e la rivoluzione declina un colpo al cuore
un colpo al cuore
Vladimir Vladimirovič
amico, compagno
le tue dita terranno ancora
le cinghie motrici
ancora oltre il profondo
Lo vedi Cristina il mare
a Skovsbostrand lo vedi?
A volte le onde portano via
tutto quello che vorremmo dire
così dice Helen, così dice
anche il maestro.
Un’opera da tre soldi
vale più delle farneticazioni
di un pazzo con gli stivali
e il culo a fette
vale di più Cristina
Rinuncerei a un bratwurst
per un bacio
dato sotto un cielo
fatto di guaine di
rugiade e resina di tigli
Berthold ha sempre
il ricordo d’Augusta
di quelle strade di fumo
e di silenzi fuori dalla storia
Lo vedi il mare
lo vedi Cristina?
vale più delle farneticazioni
di un pazzo
con il culo a fette
e lo sterco sotto gli stivali
in quest’isola di Langeland
dove il freddo ghiaccia i baffi
e forse anche i baci
Andiamo Cristina
è ora
Berthold ha Tamburi nella notte
e svastiche sul petto
ma non importa
no non importa
Helen sa come consolarlo
però un bratwurst
ah si per un bratwurst
darei un braccio ma non un bacio
non un bacio
Ci sono luci
al primo piamo
dell'Hotel Ritz Sabrina
ed io non so per quale
disturbo o male
ti porto sotto queste finestre.
Piove a Place Vendome
la polizia ha fango
sugli stivali
c'è luce al primo piano
hai visto Sabrina?
Vorrei dire a tuo padre
vorrei dirgli che ti lasci andare
magari Marcel può
raccontare a lui
ma tuo padre è uomo duro
e Marcel, Marcel ha un diverso
odore sulla pelle.
Alla ricerca del tempo perduto
ti ho portato sotto le finestre
dell'Hotel Ritz amore mio
mentre la luce è accesa
e Proust scrive il suo romanzo
in questa Parigi d'ombre
in queste vie di fumo
e lucidate foglie