Molti si chiedono come uno scrittore come me riesca ad inventarsi le sue storie, a volte quando passeggio per Stoccolma con i miei due cani doberman una vecchietta o delle ragazze mi chiedono l'autografo e non mancano mai di chiedermi qualcosa dei miei libri.
La storia di Finferli per esempio o dell'autista assassino, già storie piuttosto surreali.
Potrei rispondere semplicemnte che è quello che i lettori vogliono leggere, ma non è la verità.
Ho iniziato a scrivere che ero molto giovane, mia madre mi prendeva per pazzo, poi quando mio padre andò via per inseguire il suo sogno di vivere per mare, mia madre iniziò a bere e non si curò più molto di quello che io facessi o pensassi.
La gente a Stoccolma è abituata a farsi i fatti suoi, non si preoccupa degli stati di ansia che un adolescente può provare.
Penso che fu in quel periodo che iniziai ad avere incubi, incubi che diventavano sempre più cupi e reali, ogni notte di più.
Fino a qui non ci sarebbe da trovare nulla di strano, se non fosse che spesso agli incubi notturni seguiva un delitto al mattino dopo.
Per fortuna non avevo così spesso questi sogni così terribili.
Quando ammazzai il prelato, per esempio, avevo sognato di essere dentro una palude e non riuscivo ad uscirne.
Il fango tratteneva i miei stivali ed alcuni coccodrilli si stavano avvicinando a me.
Così. quando in chiesa il prete mi prese per mano ed io non riuscivo a strattonarmi, quando accadde sentii l'irrefrenabile impulso di assassinarlo.
Presi l'ostensorio che era sul tavolo di marmo e lo colpii con forza alla testa.
La polizia parlò di alcuni stranieri che dovevano aver tentato una rapina, non trovano quasi mai gli assassini i poliziotti, in qualsiasi paese del mondo si possano trovare.
Ammazzai anche il mio analista, aveva scoperto il mio segreto, ma la colpa era la sua.
Poi utilizzai a mio favore gli incubi, al punto che al posto di uccidere preferii scrivere romanzi e debbo dire con molto successo.
Questa notte però ho fatto un sogno diverso dagli altri.
"ero con Titty dentro una stanza e avevo in mano una sacca di telo con qualcosa di tondo dentro. Titty cercava di spiegarmi che la vita era uno scherzo, che in verità era sbagliato pensare che noi fossivi vivi. Mentre lei parlava io accarezzavo la cosa dentro il sacco, sapevo cosa era. Poi le parlai.
- sai cosa ho Titty? ho la tua testa dentro questo sacco.- Esplosi in una sonora risata.
- sei pazzo, non può essere io la testa come vedi la ho.-
Ridevo, ridevo come quando ammazzai quella badante nel bosco.
- sciocca ho la tua testa nel sacco e sto accarezzando i tuo capelli, ma se non la brucio tu non puoi morire, lo capisci?-
Titty ora era triste e non parlava più.
Cosa che avveniva raramente nella realtà.
Così continuai.
- non sei viva, nessuno di noi lo è. Tutto è un grandissimo imbroglio, non esistono dei come li concepiamo e tanto meno paradisi, gli inferni quelli si. Devo bruciare la tua testa Titty, lo debbo fare.- "
Mi svegliai con davanti agli occhi la sua immagine stupita e silenziosa.
Avrei ucciso, sentivo che era giusto così, questa volta non sarebbe bastato scrivere un romanzo per esorcizzare il mio sogno.
Bisognerebbe segnalare meglio i carichi sporgenti, non dovrebbe essere permesso portare tubi d'acciaio sporgenti dai camion.
Così mentre mi stavo dirigendo da Titty per ucciderla, persi il controllo della mia macchina e finii contro quei tubi.
Tranciarono di netto la mia testa e il sangue spruzzò da tutte le parti.
I miei due doberman leccarono il mio sangue e giocarono con la mia testa tra loro.
Titty arrivò sul luogo dell'incidente presto, molto presto, si occupò lei dei miei cani, lei ha sempre avuto una grande passione per i miei cani, non ha pianto molto per me.
Scrivevo racconti grazie ai miei incubi e a volte uccidevo, ma una cosa non sapevo, anche Titty sognava e quel giorno aveva deciso di mettere dei tubi d'acciaio sul suo furgone.