Sporche nuvole basse
zozze di alghe
e cherubini,
dipinte da pittori alcolizzati
dediti a turpi festini.
A voi schiera perversa,
a voi dedico i versi scartavetrati
dall'animo di una poesia,
scritta da un poeta indigesto alla critica
e a sua eccellenza
Satana vescovo di Dublino.
S'ammazzano strano i poeti,
quelli che succhiano il fiele,
che amano e che pregano,
che odiano e che si sbudellano al sole,
s'ammazzano strano
gettandosi dalle scale
o con un fucile da caccia;
s'ammazzano strano
quando hanno finito i loro giorni
di budini e salsa di tonno.
Sporche nuvole basse
che predicate
contro i barbari delle canoe,
contro i figli di puttana
che vi rubano mogli e figlie
dall'harem divino;
sporche nuvole basse
io sono tutto il male del mondo
io sono assoluzione ed eterna condanna.
V'ammazzo, si v'ammazzo
con un raffica scadente
e poi rivolgo la canna sui miei occhi
ridendo dei morti, dei santi
e della vostra cruda razionale ragione.
La locomotiva ferma
sul terzo binario,
quello pieno d'erba e topi
e il riparator d'ombrelli,
fantasma incartapecorito,
con un cappello panama sbeccato
sogna anche da morto
di fare il macchinista.
La bambina ebrea
mangia zucchero filato
con un vestito di lavanda
e una borsa rosa e fuxia,
fantasma inconsapevole
di un ballo alla corte
del duca degli Abruzzi
pronta per un viaggio
sino a villa Torlonia.
Alla biglietteria,
una famiglia contadina
caduta sotto bombrdamento
per colpa di un asino
fuggito alla malora
inganna l'attesa
facendo finta di saper leggere
l'ordine dei treni.
E intorno
alla staccionata,
prima della fontanella,
un soldato con una galletta in mano
raccoglie carbone
sperando che per questo
Satana gli passi
un miglior vagone
per questo suo viaggio.
Un giorno,
un uomo,
prese la sua stecca di biliardo
e diede un gran colpo
sul tavolo di una carambola.
A volte sento
lo sguardo su di me
mentre catturo
farfalle con gli occhi.
Poi,
l'uomo poggiò la sua stecca
e si mise a guardare le palline
correre all'impazzata
sul tappeto teso
di quel biliardo
dal nero panno.
A volte la follia
mi si attacca come
gomma da masticare
nelle scarpe
ed è allora che percepisco
volontà ed incongruenza.
Siamo
la polvere sottile
di una pallina
lanciata sul tavolo nero
da un uomo
per oscure ragioni.
Il mio nome è Wllabi che vuol dire Wallabi, ho scelto il suono, non il significato.
Sono un emerito bastardo, ma c’è chi è più bastardo di me, uomo o donna che sia, non sono come Troisi l’ultimo della fila.
Ho venduto mia moglie a un sultano italiano, fa collezione di donne, di bandierine e stronzate.
Mia moglie era contenta, così ho incassato il frutto della mia indecenza sul conto corrente della banca popolare del lombardo-veneto, ma non vi do l’ibam, tanto non vi serve.
I miei figli li ho sistemati, anzi si sono sistemati da soli, uno dirige una impresa di smaltimento di rifiuti, è un uomo santo della sacra corona unita, incassa bene e prega a San Giovanni.
L’altro è dirigente di una multinazionale del petrolio, dedita al saccheggio del terzo mondo, però fa tanta elemosina ed è un finanziatore occulto con capitali in paradisi di bianco candore.
Sono un bastardo, perchè ho lasciato la mia famiglia e la mia fede, l’unica che avevo, d’oro al dito anulare, l’ho lasciata ad una prostituta friulana, una bella donna ma sfortunata.
Poi sono andato su un’isola deserta, dotata di fonte d’acqua dolce, non di scaldabagno, non serve.
Temo solo lo Tsunami non il giorno del giudizio, quello lo lascio a voi brava gente, voi che temete l’ira di Dio e mangiate cioccolata e perbenismo e poi chiudete gli occhi se a uno straniero muore un figlio.
Voi brava gente tanto educata quanto indifferente.
Io vivo nella mia isola, senza televisione, cellulare, energia elettrica e senza dei.
Però ho tante penne, tante bottiglie di vetro e tanta carta per scrivere e mando, mando le mie storie nelle bottiglie, affidandole ad un mare piuttosto sconcio, così vi arrivano i miei messaggi senza censura, con poche emozioni e molta, molta rabbia di sabbia e vento.
E' un pastrano con macchie di cioccolata
quello che indosso
quando passeggio sul bordo del cratere
Ci vorrebbe un sigaro cubano
o al limite un ak 47
per ammazzare le mosche
poggiate su quei lampioni
Sapessi scrivere una canzone
la dedicherei al milite ignoto
quello morto per amore
sulla collina del V cavalleggeri
E' un pastrano lungo macchiato
non serve a coprire il freddo
ma protegge dai lapilli
quando erutta il vulcano
Mi piace stare solo
a guardare il lago
li dove nasce un fiume
mentre guardo le montagne
con quella cha ha un buco come
come il pugno di un meteorite
E lancio un sasso
per sentire un rumore
nel silenzioso stato della mia malinconia
che tu
tu non puoi capire
Ho seppellito i miei amori
tutti
in buche profonde
con cura ed educazione
nel campo di cipolle
*
Ho innafiato le aiuole
con l'acqua del Giordano
tra lapidi dorate
e sogni presi con una carta
revolving
*
Un gatto
ha segnato le tombe
con la sua urina
un gatto con pelo corto
e denti affilati
*
Ho sparato
al becchino
con una gamba di ferro
mentre suonava
il violino.
*
Ho seppellito
tutti i miei amori
innaffiandoli con
acqua del Giordano
ma non ho messo croci
solo un guardiano clandestino
salvato da triste rimpatrio
e dalla forca.
Ma non ho messo croci
sulle tombe
no
solo un filare di
aquile sorde
con gli occhi spalancati
al passar dei treni