Fa caldo a Balambane
nel culo del mondo
nel culo del mondo
un bambino è sempre un bambino
anche a Balambane.
E giocano i bambini
a Balambane
qualcuno è andato via
qualcuno pur rimane
qualcuno lo hanno
reimbarcato
ma che importa
che importa figlio
della signora nera?
Sei bambini
piccoli che urlano e strillano
a Balambane
sei piccoli cinque maschietti
e una femminuccia
sei bambini
fuori dal grande fratello
fuori dal grande bordello.
Ma ci sono le bombe
le mine a Balambane
e non ti frega niente
figlio
della signora nera
e i posti di lavoro
e qualcuno le deve pur costruire
le mine
le mine amico travestito
da monsignore.
Non ne è rimasto nemmeno uno
nemmeno uno a Balambane
e poi signori educati
leccatevi un il vostro orgoglio
la vostra civiltà
i vostri credi
i vostri dei
le vostre stupide retoriche emozioni
avevano pochi anni
i bambini di Balambane
e giocavano
come i tuoi figli
figlio della signora nera.
In versi spuntati
sulla soglia della città
i camaleonti assassini
riuniti in consiglio divino
aspettano l'ora del grande mercato.
Porta della luna bucata
con le guardie dorate
con le picche insanguinate
in allarme aspettano
l'apertura del mattino.
E sono cesti di fiori e di foglie
agnelli e frutta
e sacchi di granaglie
e di noci e piatti
e coltelli di rame.
Il mio viso coperto
dal velo di un guerriero
mentre attendo con i camaleonti
d'entrare nella città
del vizio e della passione.
Porta della luna bucata
bucata da un angelo
sfinito da un amore
nel giardino dell'Eden
la notte in cui siamo fuggiti.
Lividi sul mio petto
e sconci desideri
in attesa
in attesa d'entrare
alle prime luci del mattino.
Che Ramon sia un gran figlio di puttana
lo sanno le donne di Tucacas
quando parlano di lui
tra i negozi con le sbarre
umide di pianto.
E c'è un'iguana che lo va trovare
quando Ramon si siede sulla riva del suo mare
una iguana che non ha paura
beve latte
e parla della luna.
Ma nessuno ha mai chiesto a Ramon
le sue ragioni
la sua rivoluzione tradita
dai generali
e quel pugno chiuso
che ha un ricordo di Bolivia
e forse anche un figlio
da una negrita.
E se lo amano
lo odiano
e lo mandano nella terra della Yucca
non è sempre colpa sua
perchè Ramon lo ami
lo odi
e a volte lo vuoi anche ammazzare
però
se sei stata la sua donna
Ramon
no
non lo puoi dimenticare.
Ha un machete Hemingway
taglia le noci di cocco
sulla strada per Valencia
ha la pelle nera
e un dente in meno
ma sorride.
Il nome glielo ha dato
un prete spagnolo
quando lo ha trovato
sotto una pianta di banane.
Ha un machete Hemingway
ti dà una cannuccia per bere
e sorride
anche se ha un dente in meno.
Sua moglie ha un sedere grande
e due figli che corrono tra le strade
dei Ranchos al limitare della foresta
uno sta con una banda
ma suo padre
non lo sa.
Taglia le noci di cocco Hemingway
ma non scrive libri o poesie
nemmeno per il suo pappagallo sordo
sulla strada per Valencia
ma ha un cuore grande
ed una moglie dal culo grande
e pesca
a volte con un filo, un amo
e un bullone come piombo
ma non i Marlin
e non vive a Cuba,
ma sulla strada per Valencia
per pochi bolivar ti da un sorriso
e una noce da bere
come la vita.
<Photo 2><Photo 2>
Stivali bianchi sino al ginocchio,
labbra di rosso imbellettate,
occhi di ceri di madonne,
labbra dipinte da Raffaello;
la ragazza del ponte delle illusioni
aspetta i suoi clienti
sotto un pallido lampione
dalla luce tremolante.
D'amor non vuol sentir ragione
e del piacere solo finzione,
maliziosa aggiusta il seno
di cui ha molta cura
come per la sua insegna
ne ha il negoziante li di fronte.
Ascolta, le mille giustificazioni
dei suoi ordinati clienti,
le mogli assenti
i figli che non gli basta mai
persino la turpe voglia
di un cameriere che ha pretese
che la fanno faticare alquanto
e per cui prende un sovrapprezzo;
ma è il suo lavoro
e senza baciare mai in bocca
scrupolosamente fa il suo mestiere
accontentando tutti
quelli che può accontentare.
Vende il suo corpo
pulito, ordinato, asciutto
poichè ella è di sana costituzione
ed è italiana
per buona pace dell'ordinato gentiluomo
che fruisce del suo servizio
e contro lo straniero inveisce
lui che ha dieci schiavi di colore
e sfugge alla finanza come volpe alla tagliola.
La ragazza del ponte delle illusioni
ha solo un credo
non amare mai nella sua vita
e cerca di non sognare
perchè i sogni fanno male
perchè solo le bambole possono sopravvivere
in questo mondo congelato.
Però so una cosa di lei
un suo segreto
a volte rivede il volto di sua madre
il sangue sulle labbra
e le sue lacrime discrete
in quei momenti la ragazza del ponte delle illusioni
piange.
Un attimo solo
mentre passa un'altra ronda
ed una falena si schianta
sulla luce del lampione,
la pattuglia dei carabinieri
le manda un sorriso
e lei con una mano
gli risponde,
la ragazza ha il tuo nome
si, il tuo nome
e un'ambulanza poco distante
soccorre un poeta portoghese
schiantatosi sul muro
del ponte delle illusioni.
E le oche del fiume
starnazzavano sino alle nuvole
con le loro buffe pretese,
litigandosi il posto migliore.
Ma noi eravamo felici
con le pannocchie abbrusotilite
le fionde nei pantaloni
a guardare le gambe
della bella signora.
Lei, forse sapeva
con il vestito tirato un po' su,
con le gambe nell'acqua del fiume
e il cappello a falde larghe.
Era bianca la sua pelle
era inglese si capiva,
da come guardava stupita
il fiume Mississipi
E passavano navi di botti
grandi navi a vapore
mentre una vecchia cuciva calzoni
per suo figlio dalla gambe di legno.
Una gamba persa a Gettysburg
tra una carica e una utopia,
la divisa confederata
dai bottoni dorati.
Ma noi eravamo felici
ci bastava guardare le gambe
della donna inglese
che rideva della nostra emozione.
Belli sono gli elefanti
tutti vestiti per la festa
di bianco, di rosso,
di nero e di verde
tutti, tutti con un palloncino
sulla proboscide.
Allegro con i crini di cavalli
sulla testa
l'idiota gnomo
guida la sfilata
al suono di un clavicembalo
registrato.
Quattro giraffe austere
ai lati come scorta
le lungue lingue
masticano le foglie
degli alberi del viale.
Bella come un sogno
vestita da odalisca
l'equilibrista incanta
anche quando non è
sulla sua pista.
Eppure quella bella donna
ha un cuore impegnato
da un amore
che non piace molto
al signore del creato.
E guarda una donna
che di lei ignora
emozioni e incanti
mentre sorride
ai festosi astanti.
All'improvviso un grido
" un attentato"
lo scherzo macabro di un pagliaccio
e lo scoppio repentino
di un colorato palloncino.
La folla trema
poi si rasserena
la sfilata degli elefanti
riprende la sua marcia
senza alcun lamento
sono così belli
quasi come un tiepido parlamento.
Dietro, con la divisa rossa
gli inservienti distribuiscono sconti,
volantini e sorrisi
senza provocar alcun alterco
ma con la paletta ed il secchio
alla fine sono loro
che puliscono lo sterco.
Parla sempre di donne Mustafà
parla di donne e beve vino
anche se il suo Dio
non lo vede
Mustafà beve sempre dietro
un albero o una panchina.
E' un brigante Mustafà
ha uno schioppo caricato a pallettoni
e fuma sigari toscani
e ha la barba gialla sporca di nicotina
ma non compera mai un accendino
Mustafà li ruba al porto
ma non importa
dice che non lo fa apposta.
A volte mi racconta di Cipro
quando rapiniamo la diligenza delle quattro
sopratutto quando tarda
e lui si arrabbia
perchè dice che non è giusto
far ritardo.
Mi parla di donne Mustafà
di tutte quelle che lo hanno amato
e anche di quelle che lo han lasciato
che sono tante
come i suoi figli
sparsi come sementi sull'asfalto
lui dice per distrazione
Mustafà mente
non ha quasi mai ragione.
Mustafà è un brigante
ha una maglietta nera
e occhiali di marca a goccia
anche quando rapina la corriera
quella del mattino
non quella del pomeriggio
perchè il sole gli da noia
o forse non vuol far vedere
le zampe di gallina sotto gli occhi
già ha i suoi anni
come me
che ho superato il conto.
Però Mustafà è buono
diamo sempre la nosta parte
ai poveri del villaggio
e ai doganieri
ma solo per pagar tangente
a quelli
non agli altri
quelli poveri dico.
Ma io sono stanco
stanco dei suoi racconti
degli assalti alla diligenza
della puzza del suo sigaro invadente
e dell'odore di quel vino
un Montepulciano scadente
un vino che non vale niente
e così ho deciso
lo lascio andare in malora
Mustafà di Famagosta
appostato alla fermata della corriera delle quattro
in ritardo da mezzora
colpa di un temporale
colpa di questa nostra vita balorda
sempre uguale
sempre, sempre
più sorda.