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Spesso mi capita di sentire delle storie, alcune molto belle e suggestive, ma spesso queste storie mica sono vere o quanto meno sono molto diverse da come le raccontano.
Per esempio quella notte io c'ero e di neve nemmeno l'ombra, anzi faceva abbastanza caldo.
Capitai per caso vicino a quella stalla, non riuscivo a trovare un posto decente per dormire.
Ah non mi sono presentato, sono Samuele affilatore di coltelli e costruttore di secchi.
Un mestiere ereditato da mio padre e non è vero che sono anche ladro, tutte bugie di gente invidiosa.
Poi che io sia stato con la moglie del pretoriano è una bugia grandissima, non aveva nemmeno un gran seno quella a dirla tutta.
Torniamo a noi, non solo non c'era la neve, ma nemmeno l'asino nella stalla;quattro pecore, un maiale e due mucche.
La storia dell'asino vicino al bambino è falsa, aveva fatto una brutta fine quell'asino, ma questa non la racconto.
Quella creatura poi urlava come un ossesso e quella ragazzina di suo madre era piuttosto preoccupata, poi si è calmato appena l'ha messo al seno.
Giuseppe mi dava l'impressione di non essere molto a suo agio, non sapeva come aiutare quella ragazzina, ma aveva un viso buono ed era visibilmente stanco.
Ho sentito che raccontate di pastori venuti alla grotta.
Uno, un pastore che stava li con il suo gregge e poi io, che quasi per caso mi trovavo da quelle parti.
Offrii un pezzo di pane di azimo alla ragazzina e il pastore diede ai due ed a me un pochino di formaggio.
Stemmo li, con quel bambino al seno della donna quella notte, quel bambino che voi dite fosse un Dio.
Io non lo so, non mi è sembrato diverso dagli altri bambini, ho due figli e quello era simile ai miei appena nati.
Però una cosa è vera, quella notte, quella notte mi sono sentito diverso e quel bambino che ancora non poteva vedere si è voltato verso di me ed ha sorriso.
La contessa mi guardava
con occhi troppo piccoli
per essere veri
con la sua mantellina d'autunno
e il suo vestito cucito a San Pietroburgo.
Il Volga schiumava sulle rive
mentre lei mi chiedeva della
logica indisposta
per la sua voglia incontenibile
d'amare
anche se suo padre
era un ufficiale ubriaco.
Tagliammo la mela quasi per gioco
e il mio francese era linguaggio di strada
come il libro di Gorkij
che le leggevo sulle sue gambe
una metà non è mai davvero un esempio
di quei semi sulle gote
della donna del palazzo dell'angoscia.
Nichilisti sulla sponda del fiume
repressi dai cosacchi
in altra uniforme
e lei che mi chiede del libro
mentre soffia un vento
che sa di rivoluzione
e Lenin non torna da Vienna
mentre un bacio
ha sapore di sangue
quando non basta l'amore
per fermare la rivoluzione
anche se è la contessa della mela tagliata.
Se disegni un soldatino su un foglio
e lo ritagli, ma bene senza sbavature
allora ci puoi giocare
e se ne fai tanti
puoi fare una bella storia
anche se non hai soldi
ci puoi giocare
così facevo, così facevo
quando tu non c’eri ancora.
Se disegni un cuore però no
guarda che non vale
e nemmeno se parli di qualcuno
o pensi di amare, se disegni
o ritagli una foto
o un ricordo, non funziona
no, non funziona.
Poi succede, che all’improvviso
i tuoi anni, le tue certezze
le butti via
e con un ridicolo salto indietro
cambi vita o pensi di cambiarla
perché succede
forse qualcuno ti ha disegnato
magari un Dio burlone
e sta giocando con te, forse.
Allora tutto è poesia,
utopica condizione di guerriero
o passione infuocata
o delizia o impressione o cosa
dimmi o cosa?
Tutto, dimmi tutto
ma non chiamarlo
amore.
Parigi è maledetta
sconcia e terrorista
Parigi ti ingana
sotto i portici
o tra gli alberi
che perdono polline.
I tuoi capelli lisci e neri
e quegli occhi
così grandi
con le pupille al riflesso
dei miei
al riflesso dei miei.
La gente non guarda
non giudica
non vede gli anni tra noi
ma Parigi è una puttana
che tradisce chi ama.
E di questo ingannevole amore
nemmeno una foto in bianco e nero
mentre passa il carretto di un
venditore di indulgenze
tra me e te
tra me e te
in questo spazio
fattosi così grande
sotto i portici
di soleggiata estate
in Rue de Rivoli.
S'andava a far more
su sino a San Polo
mentre giù l'Aniene
bofonchiava strane storie.
Le bandiere rosse
ancora discutevano
dell'ultimo retaggio
di una passione
ormai scemata
giù a Tivoli Superba
l'Empolitana
perdeva traffico dai lati.
La marmellata sarebbe stata
la migliore delle marmellate possibili
come le utopie
le nostre
fatte di speranze
disegnate sui muri
delle Grandi Terme.
E l'amore
l'amore sporcava le labbra
di rosso mora
su, su,
oltre San Polo dei Cavalieri
con i nostri anni
a veleggiare tra bossoli di cacciatori
e mucche al pascolo
rubanbo more al cielo.
Le torri a specchiarsi
nell'acqua
tra fruscii di seta
e frecce avvelenate
Non pensavo di sentire ancora
il ricordo pesante
del fumo di Yokohama
la notte delle stelle cadenti
Ma il rumore
di un barattolo caduto
vicino al negozio delle spade
mi ha riportato al giorno
in cui scendesti
dalla macchina
sul ponte della baia
Quasi non ricordavo il tuo nome
quasi non ricordavo d'averti amato
ma un airone sul muro dipinto
si è messo a volare davvero
come un verso sciovinista
di Mishima
e tutto il tempo
tutto il tempo passato
è tornato
ai giardini di vetro soffiato
quel giorno
a Yokohama
Lode la compagno Jurij
che ha portato beneficio
al grande popolo sovietico
Leida i capelli scioli
lunghi e neri
Leida che aveva occhi
solo per me
Lode, lode compagno Gagarin
che hai visto i colori della terra
che hai portato la stella rossa
nello spazio
Leida che aveva un profumo
a coprire la Vodka sul cuscino
Leida quel giorno che a Mosca
li lupi non lasciavano orme
perchè la neve scendeva fitta
perchè la neve scendeva
Lode al compagno Jurij Alekseevic Gagarin
bandiere rosse
quella notte
e vento di rivoluzione
Leida i suoi capelli lunghi
la veste nera
la sua bocca sulla mia
senza respiro
Leida colonnello del KGB
e l'america lontana
Lode al compagno Jurij
e al grande popolo
dell'unione sovietica
lode a Leida
e Vodka sul cuscino
a Mosca in quei giorni
con lei
E mentre Ivrea scuoce
le sue campane
e bolle e crepa
d'illusioni perse.
La Dora gorgheggia
e parla
delle battaglie contadine
d'anarchici bastardi
e giacobini dai capelli a treccia
parla dei mille amori
e delle bande fedeli al re
mentre tu
mi chiedi perdono ancora
Ma io sono
ricercato da quattro polizie
e non ho tempo per queste idiozie
condannato dal tribunale
della Santissima Inquisizione
a fuggire di porta in porta
E allora amami
solo una volta
prima che io riparta
tra un gorgogliare della Dora Baltea
e un bacio sul ponte
ma le torri
le torri non sanno
tenere bene un segreto
l'ultimo
per me
IIo che di mia madre
coraggio più non ebbi
di guardarla negli occhi
occhi che imploravano
di non lasciarla li
di non lascirla li
*
E le sue mani
che tiravano le mie
e lei che voleva venir via con me
lei che non capiva
lei che mi aveva protetto
nutrito
che aveva asciugato le mie lacrime
*
Vi lascio questa festa borghese
e le sue belle candele profumate
voi che non capite
voi che non sapete
*
Io che di mia madre coraggio non ebbi
e lei che sollevava appena il viso
e forse
forse non sapeva nemmeno chi io fossi
*
Io che ero ormai solo un relitto
alla deriva
che per quella maledetta malattia
avevo perso
dignità soldi e ragione
*
Corri, torna
tua madre !!!
*
Vi lascio le vostre belle canzoni
i fiori di cactus
la musica
le belle novelle
io
vi chiudo il mio mistero
in faccia
io
che di mia madre
coraggio non ebbi
e nei suoi occhi vuoti
più non riconobbi
colei che mi fu madre
che asciugò il mio pianto
che bagnò
di dolore il mio tempo
alla fine del suo
Un amore leggero
senza scosse
senza bugie od amarezze
leggero si libra nell'aria
come carta velina.
Volteggia, si solleva
punta verso la collina
poi ci ripensa
e veloce si dirige al mare
Mare d'onde
disdegnate da un pensiero
con i soliti gabbiani
che son tornati dalla discarica
e lontano una zattera di naufraghi
sfuggita
al grande inquisitore brianzolo.
Un amore leggero
come carta velina
che punta al cielo
sino alle nuvole biance
che disegnano draghi
e mongolfiere
E s'inzuppa
di goccioline di vapore
e s'impregna
e nella sua felice condizione
prende peso
e precipita
precipita
sul becco del gabbiano
sino a farlo starnutire