Se disegni un soldatino su un foglio
e lo ritagli, ma bene senza sbavature
allora ci puoi giocare
e se ne fai tanti
puoi fare una bella storia
anche se non hai soldi
ci puoi giocare
così facevo, così facevo
quando tu non c’eri ancora.
Se disegni un cuore però no
guarda che non vale
e nemmeno se parli di qualcuno
o pensi di amare, se disegni
o ritagli una foto
o un ricordo, non funziona
no, non funziona.
Poi succede, che all’improvviso
i tuoi anni, le tue certezze
le butti via
e con un ridicolo salto indietro
cambi vita o pensi di cambiarla
perché succede
forse qualcuno ti ha disegnato
magari un Dio burlone
e sta giocando con te, forse.
Allora tutto è poesia,
utopica condizione di guerriero
o passione infuocata
o delizia o impressione o cosa
dimmi o cosa?
Tutto, dimmi tutto
ma non chiamarlo
amore.
Ha vetrate colorate
la veranda all'ingresso
della casa di Leda,
vetrate colorate
ed un attaccapanni
con un cappello
fermo da troppi anni.
Puzza di gatti la casa di Leda
briciole tonde per terra
del bianco e del nero
che graffiano unghie
sulla porta di legno,
graffiti osceni
assurdamente intrecciati.
C'è la statuina di un santo
con la lucina
nella casa di Leda
e lei ci parla
come parla con i gatti
e la televisione.
Si fa il segno di croce
quando ci passa davanti,
quel segno ripete
ogni volta che trova una chiesa
un cimitero o una madonna
del pianto.
La foto di un uomo
in alta uniforme
nella sala dove le poltrone
sono regno di gatti,
ma forse Leda
non ricorda nemmeno quel nome.
Guarda la televisione
il pagliaccio che ride
applaude da sola
innamorata di lui
lei che l'amore
l' ha lasciato per strada
per una guerra
e per un sudario.
Da pellegrina
ha dato il suo obolo
in quel paese lontano
per un miracolo
assai strano
con il pulman pieno
di pie donne devote.
Solo GIulia la viene a trovare
con la sua rabbia
le parla di storia
di rivolta ed utopia,
ma Leda non capisce
a volte solo starnutisce.
E' sola Leda
sola con i gatti
che ama più degli umani
salvo il grande buffone
ma quello nel suo letto
non porterà mai
il dolce diletto
di un brivido finito.
E Giulia che scuote la testa
per quella nonna
e per la sua festa
guarda la casa di Leda
sorridendo malinconicamente
ma non si segna
davanti ad una statua
una statua di legno.
Il viale dei falsi castagni
aveva rami ventosi,
mi ballava sulle palpebre
disturbandomii alquanto.
Una donna l'avrei voluta
almeno per parlare
in quei giorni così pesanti
che non mi andava di lavorare.
La prima rondine la scorsi
vicino alla fontanella,
sono brutte le rondini morte
sembrano ratti di fogna.
La seconda rondine
sotto un manifesto di un dentifricio,
qualcuno aveva ritagliato il sorriso
ed aveva un buco tra i denti.
La terza rondine
all'inzio del ponte
dove i fiumi si uniscono
e i pescatori di frodo
potano trote iridee.
C'erano rondini morte
lungo tutto il sentiero
e già le mosche
s'avvicinavano per immarcirle.
Forse fu per paura
o per una strana maligna illusione
che alzai il bavero
anche se era caldo.
Gettai la sigaretta
accanto ad un'ala sollevata
perchè mi sarebbe bastato avere una donna
magari, solo per parlare.
C'è un vento leggero
mette le onde del mare in fila
le pettina
in questa notte di settembre
sulla riva
le mani in tasca
e i miei piedi nella sabbia.
E' notte sul mare
gli ombrelloni sono al cimitero
e le sdraio riposte
tra bande beduine accampate
e arbusti selvaggi.
Un cane
la coda tremula
lecca riflessi di luna
su conchiglie sbeccate.
E' notte sul mare
il peso dei miei errori
ha scavato una buca
dove vanno a morire le onde
stanotte.
Questo mio racconto non vuol essere un resoconto politico o una nota nostalgica del passato, vuole solo essere una testimonianza di un mondo e di una vita, la mia e di come il mondo e la mia vita siano cambiati.
Sono sempre stato di sinistra anche da ragazzino, militando nel movimento studentesco e cercando sempre di avere un atteggiamento critico e senza preconcetti.
Così nel movimento studentesco cercavo di far mantenere un rapporto autonomo verso l’allora PCI verso il PSI o i vari groppuscoli che tentavano di prendere l’egemonia nel movimento.
Diciamo che sembrava di essere alla vigilia della rivoluzione d’ottobre, quando in Russia vi erano una marea di partiti e partitini non sempre citati nei libri di storia che parlano solo di bolscevichi e menscevichi.
Ero schedato dalla digos che non avevo nemmeno 16 anni, insomma ero più piccolo del mio Francesco che oggi compie 17 anni e che fa il rivoluzionario,
Sarei entrato nel PCI solo nel 1977 iscrivendomi alla sezione Palmiro Togliatti di Pescara.
Diciamo che ero un lettore di Amendola e della sua “Scelta di vita” più che del Pajetta di “ragazzo rosso”.
Il PCI era il partito che più si avvicinava alle mie idee di allora con la svolta storica di Enrico Berlinguer.
In Italia vi era una sinistra un centro sinistra un centro destra ed una destra e i ruoli erano abbastanza chiari e definiti.
Oggi abbiamo una situazione molto diversa con una Lega Nord a destra estreme, un Di Pietro in una destra moderata, un centro con l’UDC e un centro sinistra con il PD, non colloco nell’ambito politico il PDL che con l’assorbimento di Alleanza Nazionale di fatto è diventato una appendice di un gruppo finanziario economico ed è strumentale ad esso.
Per potermi iscrivere mi dovettero presentare dei probiviri, mica come oggi.
Da subito mi scontrai con le posizioni filo sovietiche e con alcuni atteggiamenti settari di un vecchio mondo, ma comunque in un partito serio moralmente come pochi.
Trasferitomi a Belluno nel 1980 entrai nella sezione Fratelli Tormen e partecipai attivamente alla vita del partito con le sue anime intransigenti e con le sue aperture.
Riunioni fumose in cui si discuteva dello strappo e dell’invasione sovietica in Afghanistan.
Ero nel direttivo e c’erano tanti amici e compagni di una serietà unica.
Le feste dell’Unità al parco, la fascia del servizio d’ordine e lo stand del tappo con le piante.
Nel 1983 andati a vivere a Tivoli entrando nella sezione Gramsci di Tivoli e diventandone amministratore, riportando in attivo le casse del partito in pochi mesi, penso che non si sia verificato più dopo.
Presi molte critiche, ma ero intransigente su molte cose soprattutto finanziarie.
Organizzammo una festa dell’Unità risparmiando sulle spese e facendo accorrere tanta gente.
La sezione non era sempre piena come uno oggi potrebbe credere, al massimo vi erano ogni volta 10 persone salvo quando si doveva decidere delle candidature, allora si che si riempiva tutta la sala.
Sino allo scontro epocale e alla fine del PCI, ero schierato con il cambiamento, ma quelli che scelsero allora Rifondazione mantennero con me un rapporto di amicizia.
Non credo che questo pezzo interessi a molti, solo uno scorcio molto parziale della mia vita e di alcune scelte.
Quando tutto era così più limpido, qualunque fosse la parte in cui si decideva di stare.
Le panchine sotto i grandi alberi
mentre la locomotiva a vapore
immobile al centro del piazzale
segna il confine dell'ultimo fortino.
Le donne dal seno grande
raccontano dei loro amori
delle cattedrali, dei santi
e del comunismo caduto
in piazza dopo un telegiornale.
Gli uomini, capelli a spazzola
come soldati di un governo destabilizzato
bevono vino, parlano del lavoro
delle loro donne che han figli da sfamare.
Giocano a carte i vecchi
che criticano gli stranieri
e non sanno del professore di filosofia
manovale a nero
sopra l'impalcatura del loro stesso condominio.
E Marion
che mi mostra
le sue medaglie da generale dell'armata rossa
lui che era
consigliere d'ambasciata
e conosce una ad una le badanti
contadine serve della gleba.
Polacchi alla stazione a settembre
con i tavoli del bar
e la vigilessa che racconta del miracolo di una madonna
a noi
io e Marion
gli idioti del villaggio
che bevono birra acida e maledicono il governo
io e Marion
davanti al gruppo dei polacchi
e qualcuno batte le mani
mentre piccioni beccano i loro pianti.
Perché Cassano per giocare in nazionale
E sono qui
a mettere in mare una barca
con fatica
mentre il nostro beneamato presidente
frusta la stampa e l’imbavaglia.
Non so se prenderò spigole o bottiglie di plastica
ma getterò le reti
e spero che qualcosa abbocchi
così mi chiamano a Porta a Porta
che tanto di futili motivi
ne basta una sporta.
Si vede che è tempo di grandi decisioni
lodi da sciogliere
per mandare in galera certa gente
ma in questa mia pesca notturna
il pensiero mi va al nostro bel paese
e Cassano
val più di un verme coreano
o una cesta di bigattini.
Già Cassano
che manda in visibilio Genova
e la Sampdoria
che non chiamano mai in nazionale
a meno che
non lo comperi la Juventus
ma questo non si deve dire
come il resto
perché si vuole imporre il silenzio
mentre la crisi rovina altra gente
e uno straniero precipita in un cantiere
per me
per me che sono solo un pescatore ignorante
quello forse è un eroe
ma Cassano pure a modo suo
E' freddo il porto di Valdivostok
le navi ferme
il cielo che luccica sugli oblò
ottusi occhi
di cani nel porto
a leccare il pesce al porto.
Io non sapevo che lei
io non sapevo.
E ci piaceva parlare di politica
e di altre città
dei film di Fellini
e della fine di Politoskaja
e nemmeno il gelo ci faceva fermare.
Io non sapevo che lei
io non lo sapevo davvero.
E dipingeva orchidee
orchidee su balconi di città lontane
mentre parlavamo di tutto
e di Lisbona
lei amava Lisbona
e io
le dissi di si.
Non sapevo
giuro non sapevo che era
la puttana di Putin
in quel freddo porto
transennato da un inverno
di alberi di ferro
e menzogne di piombo
Io
ero solo un giocattolo
della sua borsa firmata
e non un amore
fatto di sogni
e profezie.
Lo chiamano Peperoncino
e non ha il becco di un quattrino
lavori precari con moglie e due figli
baffi folti e petto villoso
peperoncino uomo virtuoso.
La santa chiesa e la difesa del crocifisso
la messa al bando
della moschea e del muro del pianto.
Come è bravo Peperoncino
anche se a volte sembra un bambino
dire che è grosso come una montagna
e non sopporta dai figli nessuna lagna.
Ha mani pesanti Peperoncino
picchia la moglie anche se non è
un marocchino
con i suoi figli usa la mano
anche se non è un mussulmano.
Peperoncino è figlio di un terrone
ma vota la lega e usa il bastone
ha una svastica sul suo petto
e fa la ronda nel suo distretto.
Padroni, padroni in casa nostra
grida talvolta sopra la giostra
beve e rutta quel grande signore
e parla di fede e del suo onore.
Peperoncino è una brava persona
da tutti ammirato, da tutti osannato
ma se vedi sua moglie con un occhio nero
perdona il suo cuore
il suo cuore sincero
perché non è un clandestino
nemmeno un mussulmano
Peperoncino è un bravo cristiano