Ora che Kabul
è piena di morti
ora che i santi
gli asceti ed i profeti
sono andati via
ora,
fratelli miei diletti,
in questa che è conosciuta
come la terra di Caino,
ora vi svelo il gran segreto
quello che non avete sospettato mai
quello più rivoltante
dei misteri sacri.
E abbottono la mia veste bianca
e bevo acqua
dopo la lunga marcia
e a voi
a voi che mi avete seguito
in questa terra morta
vi racconto quel che fu
un tempo
e non il resto.
Se così non fosse
se la mia storia fosse falsa
voi tutti sareste i figli di Caino
che Abele morì
prima di procreare
e dunque
cosa è meglio?
I buoni, gli asceti
i santi
i martiri innocenti
essi sono quelli
che la storia ci conforta
ma a volte il bene
il male non sono come sembrano
ma come si raccontano.
Così Abele
si appripriò della terra del violento
e per giustificarsi a un Dio
distratto dagli eventi
indossò i suoi panni
e la colpa ricadde
sul fratello.
La proprietà privata
origine di quel male
oggi è assunta a onore
di ogni popolo della terra
come volle Abele
l'agnello sacrificale
l'assassino silenzioso
che colpì
per voglia o per rabbia.
Vi vedo fratelli
con le bocche spalancate
mentre la terra di fosforo e sangue
vacilla
e le donne
le donne non hanno che un burka nero
ancora
ora
come allora
in questa terra.
E io vi dico
che giorno verrà
in cui sarà Eva
a scrollarsi di dosso
le false storie
e le menzogne
un giorno
ma ora passatemi
un altro sorso
che ho sete
fratelli nel nome di Abele.
Si è spento il professor
Giuseppe CORBO
la messa alla Chiesa del Sacro Cuore
ore 10
ai più sconosciuto
età 87 anni
e dire che ricordo non amasse molto Dio.
Insegnava lettere al classico
ma negli anni caldi
era il mio professore d'Italiano
in un normale e banale
Istituto Tecnico Commerciale
ed io
rivoluzionario mancato
del Movimento Studentesco
residuato bellico
ed io
sciolgo a te professor Giuseppe CORBO
il mio mesto semplice ricordo.
Tu mi insegnasti la tolleranza
il capire gli altri
anche quando erano fascisti
e stappavano i nostri
volantini
tu che stupito leggesti i miei racconti
tu che eri nel tuo campo conservatore
tu che alla fine mi venisti incontro.
Io sciolgo a te
io che poeta non sono
questi umili versi
perchè di te ho un gran ricordo
negli anni in cui
giocavamo alla rivoluzione
e tu parlavi di Cesare
e dell'esser meglio primo in un villaggio
sperduto delle Alpi
che secondo a Roma.
Tu che dicevano fossi d'area socialista
tu che mi insegnasti a capire
che un partito non è mai lo specchio
di tutte le nostre idee
tu che mi facesti capire
l'importanza della poesia
tu che con la tua eleganza
e i tuoi garbati e ironici modi
mi insegnati i veri valori della vita.
A te ora
io sciolgo
queste brevi semplici frasi
che non sono poesia
e che indegnamente chiamo elegia
che esista un Dio o no
che tu possa riposare in pace
nel nome del Padre del Figlio
e dello Spirito Santo
Amen
Del futuro della nazione
della grande immensa rivoluzione
Vladimir Vladimirovic
porta un cannone sulla montagna.
"Il partito è un uragano denso"(a)
Ma Stalin è un grande imbroglione
beve vodka e picchia sua moglie
beve vodka e uccide compagni
in un freddo universo assai denso.
Lilja ha occhi inferociti
e suo marito compagno
ed amico fraterno
Vladimir non guardare
gli occhi di Stalin
Stalin feroce
guardiano di vacche
"Masticava gli insipidi passanti" (a)
mentre un colpo
gli apriva il cuore
e del suo futuribile universo
un drappo rosso scivolava dal cielo
Piangi Russia
Santa e Puttana
è morto Majakowskij
ed è orfana ora la rivoluzione
con un padre che beve
e picchia a sangue sua moglie
nel nome suo
nel suo nome
Note (a) versi di Vadmir Vladimirovic Majakowskij
Il mio nome è Wllabi che vuol dire Wallabi, ho scelto il suono, non il significato.
Sono un emerito bastardo, ma c’è chi è più bastardo di me, uomo o donna che sia, non sono come Troisi l’ultimo della fila.
Ho venduto mia moglie a un sultano italiano, fa collezione di donne, di bandierine e stronzate.
Mia moglie era contenta, così ho incassato il frutto della mia indecenza sul conto corrente della banca popolare del lombardo-veneto, ma non vi do l’ibam, tanto non vi serve.
I miei figli li ho sistemati, anzi si sono sistemati da soli, uno dirige una impresa di smaltimento di rifiuti, è un uomo santo della sacra corona unita, incassa bene e prega a San Giovanni.
L’altro è dirigente di una multinazionale del petrolio, dedita al saccheggio del terzo mondo, però fa tanta elemosina ed è un finanziatore occulto con capitali in paradisi di bianco candore.
Sono un bastardo, perchè ho lasciato la mia famiglia e la mia fede, l’unica che avevo, d’oro al dito anulare, l’ho lasciata ad una prostituta friulana, una bella donna ma sfortunata.
Poi sono andato su un’isola deserta, dotata di fonte d’acqua dolce, non di scaldabagno, non serve.
Temo solo lo Tsunami non il giorno del giudizio, quello lo lascio a voi brava gente, voi che temete l’ira di Dio e mangiate cioccolata e perbenismo e poi chiudete gli occhi se a uno straniero muore un figlio.
Voi brava gente tanto educata quanto indifferente.
Io vivo nella mia isola, senza televisione, cellulare, energia elettrica e senza dei.
Però ho tante penne, tante bottiglie di vetro e tanta carta per scrivere e mando, mando le mie storie nelle bottiglie, affidandole ad un mare piuttosto sconcio, così vi arrivano i miei messaggi senza censura, con poche emozioni e molta, molta rabbia di sabbia e vento.
Di rosso bruciato
è dipinto il muro della casa di Gloria
ed una crepa profonda
corre dal sedile di pietra
a mezza parete.
Infilavamo sassi
nella crepa del muro
ed una lucertola
non poteva uscire
nel tempo in cui un amore
sembrava eterno
come sembrano tutti gli amori
diversi ed uguali.
E stavi attenta
a non sporcarti la gonna
contro il muro
quando eravamo li
a parlare
ad amarci
a scrivere dentro quel muro
un futuro che non sarebbe mai stato.
C'è una crepa sul muro
nella casa di Gloria
sembra la trama di un romanzo
che non ho finito mai di leggere
ed oggi
ancora
infilo una pietra in quella fessura
dove le formiche
hanno costruito
la loro cattedrale
sulle rovine di un amore
che mai ha preso respiro.