Longarone ha fantasmi
sotto la chiesa
e colpe e silenzi
giù sino alle fabbriche
mentre il Piave soccombe
ai suoi anni
***
La strada per Zoldo
ha curve e frane
la strada per Zoldo
ha tetti d'amianto
e ricordi per me
di bandiere rosse
e combattenti nostalgici
***
Eppure gli occhi di Lucia
hanno sempre avuto ragione
delle mie paure
eppure anche Giogio
capiva
quanti fossero i passi sino
a Forcella Staulanza
***
C'è un ponte di corde sai?
ma devi sapere dove fermarti
e non puoi vedere il fondo
mai
del burrone
c'è un ponte di corde
sulla strada per Zoldo
prima molto prima
di Val Fiorentina
***
Eppure gli occhi di Lucia
hanno sempre saputo
dove andare
nel tempo delle mie rivoluzioni
e delle marmotte al passo
e Longarone ha ancora i suoi fantasmi
ma sono rimasti pochi compagni
pochi
a credere ancora che si possa cambiare
Questa mia rabbia
che mi accompagna dentro
che mi porta a guardare il velluto del sole
tra un portone antico
e un cartone appoggiato per strada
di un barbone figlio di un'industria
senza bulloni da avvitare.
***
Questa mia rabbia
la stessa che avevo da bambino
tra le ingiustizie della mia via
e le bande di figli di puttana
con i padri rivestiti di cravatte
e le pistole nei vasi di fiori.
***
Questa rabbia e questa voglia di cambiare
di cercare l'amore tra gli scogli
sotto due cozze e due padelle
dove dimorano i granchi burloni
dove il polipo uccide con il suo becco
e il sale si confonde con le alghe
***
Questa rabbia che scandalizza i potenti
i signori sempre contenti
con il sorriso da gran deficienti
che mettono dieci euro
nelle questua della domenica a messa
e pensano di essersi lavati l'anima
ammesso che un'anima esista
***
Questa mia rabbia
da rivoluzionario da televisione
da ciclostile e plastilina appiccicata
da gomma sotto la sedia
dagli amori dimenticati chi sa dove
***
Questa mia rabbia che mi porto dietro
che somiglia a una canzone
che sulle valli di rifiuti e dimenticanze
mi porterò
sino al giorno in cui forse un santo
mi chiederà conto di quello che ho fatto
e forse
Pietro mi capirà
perchè lui era peggio di me
ammesso
che lo possa incontrare
tra il paradiso e il bar sotto casa
C'è un dipinto di gatti
in piazza delle erbe
un gatto più grande degli altri
guarda un cane che passa
e quello ringhia
ma il gatto se ne frega
mentre i suoi amici
parlano delle nuove generazioni.
***
C'è un venditore di cd contraffatti
viene dal Senegal
ha una laurea in economia
e una moglie incinta
ma fa finta di niente
quando passa la ronda
delle beghine ubriache.
***
C'è la mia vita
tra i banchi di frutta
di una città adagiata
tra due chiese e un tempio pagano
nella valle del fiume Colorado
e non vendo uva da vino
mai
perchè sono un cacciatore di scalpi
onesto.
***
C'è un dipinto di gatti
fatto da un pittore distratto
che ha dimenticato di fare gli occhi
ad un elefante
sullo sfondo
e quel ragazzo del Senegal gli ha domandato
gli ha domandato perchè
ma lui
come un personaggio di Mark Twain
si è messo a suonare un'armonica a bocca
scalzo
con i piedi sporchi di terra
***
Guarda
non sono sicuro
ma il gatto
ride di noi
però te lo giuro
no
non sono sicuro
che sia davvero così
Ho incontrato Gesù Cristo alla taverna del porto
la sua Dyane 6 parcheggiata fuori
e sul sedili i cd di Guccini e Faber
ma anche quelli della Nannini.
***
Era al tavolo con una puttana
a spiegare ad un transessuale
l'importanza del preservativo,
a batter pugni sulla tavola
perchè non voleva capire
il senso vero della sua vita.
***
Era dai tempi della Diaz
che non lo incontravo
quando si mise a copertura
di una ragazza
mentre la polizia la bastonava,
sempre
oggi come allora,
sempre.
***
Caifa lo aspettava fuori
con un santino di Berlusconi
quello che ha un cammello magro
ed una cruna grande
quello che si traveste,
ma Cristo non lo inganni mai
***
Siamo usciti
nella polvere del porto
a moltiplicare pesci c'è sempre tempo,
tanto da Bruno Vespa
di certo non ci vado,
mi ha detto con un sorriso,
mentre due bambini brasiliani
gli tiravano la veste
come allora
Lui era la loro unica speranza.
***
Siamo andati in centro
a far benzina
e lui mi ha chiesto come andava
ora,
ora che il vento mi manda spesso
sabbia dentro gli occhi,
io gli ho sorriso
davanti a un manifesto di Calderoli
con le ronde
e gli ho risposto
-c'è di peggio-
Lui ha sorriso
a volte ride,
non piange mai,
però se si incazza
sono guai.
***
Mi ha portato alla stazione
ha lasciato due autografi
a tre suore di una missione
e un calendario
dove i giorni
non hanno troppe messe
ma dove i poveri
hanno tutti un tetto
poi
da lontano
abbiamo visto Berlusconi spingere il cammello
per farlo passare per la cruna
il cammello ha defecato
e abbiamo riso
tanto
si davvero
da Vespa non ci vado
mi ha detto
ed era già ora di Cena
Tu
misteriosa zingara della vita,
nata da oscure latrine,
da madre puttana
e padre di siringa nutrito
albeggi
nella stagione degli alberi bruciati
tentando di succhiare la vita.
***
Tu
con i denti cariati
con la voce di donna
con i polsi tagliati
ruggisci come un gatto
di spazzatura
a questa vita di rimorsi ed inganni.
***
Come un fiore d'erba selvaggia
che beve il sole
e reclama il suo diritto d'esistere
accanto alle scarlatte orchidee
o alle ortensie del giardino della baronessa
tu
tu reclami il diritto d'amare
anche se nemmeno il tuo Dio
ricorda il tuo nome
La casa di Huber
su, in cima al viale
la sua casa con giardino
gli occhi verdi di sua moglie.
***
Salisburgo a volte odora di vino
un odore leggero
misto a fragola e tiglio
così era l'odore della moglie di Huber
quando bambino ci andavo a giocare
***
Crescendo
nella villa della palma di gesso
appoggiando la mia testa sul seno di lei
con la mia ferita al braccio
e le lacrime di un adolescente
a sporcarle la camicia di seta
***
Ho fermato li i miei anni
fatti di un amore impossibile
per la donna di Huber
davanti alla palma di gesso
nel giardino
in cima al viale
dove lasciai un pezzettino di cuore
Ho incontrato i poeti dell'Autunno
sul fiume Fino
al cantar di un uccello orbo da un occhio
e sordo al dolente cielo.
***
Erano li, uomini e donne
gli uni di girgio vestiti
il bavero alzato
lo sguardo perso tra le foglie
le altre con la gonna nera
e gli stivali
a bagnare le loro ali
le loro ali trasparenti
come effimere i autunno.
***
Si, io li conosco bene
i malinconici poeti dell'Autunno
non usano la retorica dei fossi
e se ne fregano della decenza e del consenso
sono li
anche quando la nebbia al fiume scende
diafani e trasparenti
***
Ho chiesto loro il segreto
dell'emozione
ed una sola mi ha risposto
la sua mano sul mio viso
leggera
sino a suggellarmi le labbra
come nel dire
"zitto, ascolta!"
***
Ho incontrato i poeti dell'autunno
guerriglieri di un fiume che
ha sconforti
e voglie nelle fosse
al fondo dove i barbi
pregano
al fondo sotto la roccia
e loro
mi hanno offerto pane
e vino
come una messa
o forse solo
perchè io capissi infine
che di poesia son fatte
le gole di quel fiume
e non di amplessi
Si voglio uccidere la notte
la notte dei deliri e degli affanni
inghiottita sulla vasca dei rifiuti
megera e becchina dell'amore
***
Voglio sanguinare il suo nero manto
gettargli piscio e fango
in scontrosa solitudine e disastro
di questa mia fulligine mancata
oh si
io voglio
uccidere la notte
***
E tu
che nel pianto ti alimenti
tu paura della mente
e simbolo di dolore ed affanno
tu
non fermare la mia mano
con il coltello
tu
donna insaponata e gocciolante
urla
urla
in questo tramonto ancora una volta
una sola
che non verrà la luna a consolarti
no
perchè io
io voglio uccidere la notte
questa notte
la nostra notte
amore mio
Costruirò la mia casa su un albero
l'albero più alto del mondo,
una finestra sul mare del tempo
dove le onde portano barche
di clandestini
ma nessuno li uccide
nessuno farà loro del male
ed allo sbarco daremo loro un sorriso
sulla spiaggia degli angeli bianchi.
***
Una finestra rivolta alla montagna
quella dei signori del pane
dove come neve scivoleranno i bisogni
e dove ogni bambino
troverà il suo destino
in una boccia di vetro incantata.
***
Costruirò la mia casa sull'albero
e una finestra rivolta sulla pianura
dove la fabbrica degli operai
senza dogmi e senza catene
che smontano tutte le bombe e le armi del mondo
per farne pentole e catini
come zingari
come zingari della città dei pavoni
***
L'ultima finestra
manderà la luce più forte
l'ultima rivolta verso il sole
dove le ombre non possano comandare
e dove ogni uomo
mantenga la sua dignità
***
Costruirò la mia casa su un albero
alto maestoso e solenne
avrà pavimento di legno
e un libro aperto che scriverò ogni giorno
e forse parlerà di un amore
o forse solo di una canzone
o forse forse sarà una favola
si una favola
quella che ognuno vorrebbe vivere
dal giorno che nasce
oh si dal giorno che nasce
a Calcutta a Mosca o Sarajevo
oh si sarà la favola che scriverò
che scriverò ogni giorno
sulla mia casa
sull'albero più alto del mondo
A volte sclero, salto sul vagone diretto a Tucson e sparo ai mendicanti, a volte li prendo anche, a volte sono loro che sparano a me.
E intanto scrivo.
Difendono i cani, nulla in contrario per carità, ma quelli che ammazzano e sono feroci io li vorrei morti e sono stufo di sentire parlare di povere bestie, non sono tutte povere e non sono solo loro le bestie.
E intanto sputo pensieri.
Poi ci sono quelli in bicicletta.
Te li ritrovi in massa con la bella stagione, con le loro tute nuove e le bici che costano milioni anzi miliaia di euro, che vecchio che sono, ragiono ancora in lire.
Non fanno mai un semaforo rosso e camminano in file triple, come se fossero loro i padroni del mondo, due palle, io non vado nemmeno in bicicletta.
Così faccio incazzare anche i ciclisti.
Poi ci sono quelli che la politica è una cosa sporca, che tanto sono tutti uguali, ma chi li paga? e dove?
E intanto scrivo e vado a ruota libera che di nemici ne ho tanti.
Poi ci sono i devoti, quelli che il Papa...che il preservativo, che le cellule staminali che che che, e intanto si muore ma con la fede a posto.
Un po' di cervello mai per carità.
Intanto mi metto pure contro di loro.
MI mancano i poeti, a volte che palle, anche quel Sortilegio, che sembra sdolcinato o rivoluzionario, ma ci prova a dire cose diverse, a volte ci riesce a volte si ripete.
Almeno non si crede d'esser chi sa cosa, altri invece sembrano tutti eletti, con i loro concorsi i loro visi pallidi e le dialisi di rime ardite, condite, sepolte, di sepolcri e lumi cotti.
Poi, poi mi chiedo, che senso ha tutto questo? Pechè? cosa diamine ci facciamo qui?
Forse per crederci come Hemingway, magari su una barca, a Cuba, con le virgole giuste e una bella donna che ci guarda, ma forse è tardi, forse è solo voglia di evadere senza la lima e scusate ma uso anche la rima.