Non so quanti anni abbia davvero il mio presepe, so che era di mia mamma, ma lei diceva che lo aveva da bambina.
Quando poi mia mamma morì l'albero andò a mia sorella e il presepe a me.
Non ricordo se qualche statuina finì da mia sorella.
La capanna è di cartone e si regge male, dovrò metterci la colla. San Giuseppe l'ho ricoperato tempo fa inseme ad uno dei re magi.
Gesù è sempre lo stesso, non è cambiato da quando lo conosco.
Ci sono pecorelle di gesso, anche troppe forse, non si reggono più bene in piedi.
In fondo c'è uno che porta un cesto sulle spalle, sembrano fragole.
Il bue e l'asinello sono gli stessi di allora, entrano a stento nella capanna.
Carta per le montagne e muschio finto.
Una palma con un laghetto di plastica e sopra ho sempre messo un cigno.
Non sono mai riuscito a mettere acqua vera nel mio presepe.
Tra le castette c'è un pastorello con una pecorella sulle spalle, spezzato in due.
Mi fa tristezza, mi ricordo quando questo presepe lo facevamo nella vecchia casa in affitto e mio padre, già mio padre.
Era malato di cuore papà, lo ricordo sempre così.
Il presepe lo faceva mamma e la mia sorellina che toccava i pezzi.
Morì nel 1975 papà che avevo 20 anni e mia sorella 14.
Debbo ripararlo questo pastorello, come ho riparato spesso la mia vita, debbo avere da qualche parte la colla che mi regge.
Sarà un anno diverso quello che verrà.
Sposto i re magi, sono quattro, non chiedetemi perchè, questioni di errori di vita nel contare i re forse.
Il bambinello è sempre lo stesso, le braccia aperte e sua madre che se lo guarda come tutte le mamme guardano i loro figli.
Come mia madre guardava noi, tanto tempo fa.
Dimenticavo, riparo il pastorello è importante, non chiedetemi perchè.
Ed eccomi
ancora una volta
a spegnere le mie fantasie
con quella strana aria da bugia.
***
E se mai
un giorno passerai da me
ricordati che sono sempre io
quello che correva
nel giardino dell'altalena rotta
con te
***
I giorni delle bucce di mandarino
spruzzati nei nostri occhi
con tua madre che gridava
che si era fatto tardi
e tu
e tu
che mi dicevi ancora una volta
portami con te
a Dublino
questa notte.
***
Ed è passato un altro anno
nessuna nave al porto
a scaricare quello che ci siamo persi
dopo che mi hai detto
che sposavi un altro.
***
E tu
e tu
che piangevi sul sagrato
di quella chiesa del monte Amiata
con tua madre che ti strattonava via
e il prete che aspettava
perchè mancavi solo tu.
***
Dublino è fredda
non ha castagne al borgo
o tombole di carta
ma solo pezzi di ricordi
nel fuoco di un camino
dove brucio quelle bucce
di mandarino che
mi riportano
mi riporano
ancora una volta
a te
Ehi, davvero ti piace leggere quello che scrivo?
Le mie nottate sul greto del torrente
a cercare di vedere se davvero saltano
i pesci nelle notti senza luna
e tu che mi davi la mano,
la tua mano,
la cercavo sempre
già.
Poi come è che è finita
ah già
quella musica che andava
nella mia macchina
e quel sonno che mi avvolgeva
e non mi lasciava andare
già
Ehi, davvero mi leggi ancora?
i miei giorni sulla strada
le mani in tasca
il freddo di quei silenzi,
quanti anni sono passati?
quanti?
A volte sai,
mi mancano le sigarette,
una scusa per soffiare aria
aria via dai polmoni,
ma almeno mi rimangono le canzoni.
Già le canzoni,
quelle che ho scritto per te,
quelle che parlano di te
quelle che cantavo
da solo a squarciagola,
imboccando la galleria,
con le luci e i gas di scarico
con i tir in doppia fila.
Già,
è andata anche questa pagina,
come tutte le pagine
che si vivono,
ma tu
sei rimasta dentro me,
anche se,
anche se non posso averti più
in questa sera,
con la mia impossibile
malinconia
e sai,
lo sai,
non ho visto saltare i pesci
quella notte,
quella notte
senza te.
Palle girate stamattina
palle grandi come lo sterco di cammello
lasciato sulla strada
e malinconia e rabbia
Scusate se sono maleducato
ma non so come mi è tornato in mente
il funerale di Alberto
le bandiere rosse
e l'internazionale con la banda
Era di democrazia proletaria Alberto
e c'eranoo tanti della camera del lavoro
e parlavano di lui
Diceva che noi del pci eravamo più seri
non ci perdevamo per strada
Alberto
cazzo fumavi peggio di me
e ti ha stroncato un cancro ai polmoni
e sei invecchiato di colpo
Forse fu per quello che smisi di fumare
forse per quello Alberto
Parlavano di te
i tuoi figli
tua moglie del nord Europa
e le mille cazzate banali
Io ripensavo a te
che mi raccontavi di tuo suocero
della pesca al salmone
del fatto che quello non era tempo
ma almeno imparavi
E la cena a casa tua
quando si conobbero
Delia e Mario
già
io ti conoscevo così
E il segretario
e le componenti
e le bandiere rosse
e poi, poi la gente che parlava
di impegno
e di stato sociale
cazzo Alberto ma tu
ora dove sei finito?
Cosa hai trovato dall'altra parte?
Palle girate
statemi lontani
io non sono come quei cazzo di poeti borghesi
di lungimiranti vedute
oggi sbrocco
davanti alla morte
una puttana
che si vende al miglior offerente
e nemmeno per piacere
o per soldi
ma perchè gode nel vederci
sbattuti per terra piangenti
a capire che la vita
la vita è uno scherzo
ciao compagno non ricordo in che anno sei morto
ma almeno
oggi
io ti ricordo così
Ho spento i lampioni questa notte
tutti i lampioni
e il buio è sceso
nei vicoli della mia città.
***
Ho gettato una coperta sulla luna
e soffiato tormente sulle stelle
perchè sia buia questa notte
sia buia come non mai.
***
Ho raccolto
bottiglie di vetro
e con i cocci o leccato la terra
e sgretolato i semi
e finto d'essere
quello che non ero
nel buio della notte
***
Ho fermato il vento
perchè non volevo facesse rumore
con le mie mani
ho fermato il vento
***
Poi
ho messo una canzone
una canzone
una canzone che parla d'amore
nel buio
nel silenzio
nel dolore
dei cocci di vetro sulla carne
e ho aspettato
e in silenzio attendo ancora
questa notte
questa notte
Giorno di festa
musica e saltimbanchi
nel quartiere cinese
e io cerco gli occhi di Nan Ly
dietro il dragone
dietro al coda
cerco gli occhi di Nan Ly
Suo padre
ha promesso il suo cuore
a un commerciante
di stoffe e di sette di cuori
Io cerco gli occhi
cerco la bocca
la bocca morbida
di Nan Ly
E intanto esplode un petardo
vicino la chiesa
mentre una guardia
arriccia i suoi baffi
nel giorno di festa
mentre cerco
la bocca
del mio amore proibito
la dolce
suadente Nan Ly
E sono qui
su questo balcone
davanti all'Acropoli
a contare i sassi della storia
con una brezza lieve sulla mia pelle
e un fucile poggiato
con quattro colpi in canna
E da questa posizione
anche il cielo
anche il cielo
può dirmi la sua
mentre le lenzuola stese
nascondono amore o forse paradisi
Brezza sulla pelle
una sedia di vimini
traballante ad un angolo
e lontano la musica di una chitarra
Ho ancora nelle mie narici
il tuo profumo
e sulle mani
una capello tuo
biondo
lungo
che mi racconta
che mi contraddice
quando penso sia stato un sogno
vederti sotto le scale
con tua figlia
quel giorno
quel giorno in cui ho cambiato la mia vita
E sono qui
in attesa
quattro colpi nel fucile
per la mia ultima missione
perchè ho giurato
ho giurato che avrei cambiato vita
ma tu
tu non lo sai
no, non sai nulla di me
Ecco la macchina nera
l'uomo dai capelli grigi
la sua borsa di pelle
vicino alle rovine
lui
il mio contratto
Brezza sulla pelle
calcolando la traiettoria
in mezzo agli occhi
ora
Bianche lenzuola
odore di mare
e di cordite
il silenziatore accoglie
il mio contratto
senza battito di ciglia
ora
Bibbiloc il grande e grosso maramillone si annoiava tutto il giorno e non aveva nulla, ma proprio nulla da fare.
Un maramillone è un essere molto grosso, tanto grosso che è difficile scorgere i suoi quattro occhi o distinguere la faccia dal resto.
Spostava le stelle e a volte si divertiva a lanciare comete, ma nulla non c’era nulla che lo divertisse davvero.
Una volta ogni tanto, veniva a trovarlo Squinziloc, Squinziloc aveva una coda lunga, lunga e puzzava talmente tanto che Bibbiloc sentiva la sua presenza molto tempo prima che lui arrivasse a vista di uno dei suoi occhi.
- grande ed immenso Bibbiloc come ti vanno le cose? A casa tutti bene?-
- avercela una casa direi di si, ma sai benissimo che sono un maramillone solitario e non ho una compagna o dei figli.
In verità non so se ho una madre nemmeno, non lo ricordo.-
Squinziloc fece una capriola con la sua coda, invero uno spettacolo indecente oltre che pericoloso al punto che spense una stella e la trasformò in un buco nero.
-Inventiamoci qualcosa amico mio.-
Pensarono, pensarono e crearono il tempo.
Poi a Bibbiloc venne una idea.
Prese un pianeta vuoto, lo riempi d’erba ed acqua e disse al suo amico.
- Guarda Squinziloc, guarda che bello ti piace?-
- bello si ma mettici qualcosa che si muova.-
Bibbiloc creò gli animali, qualcuno a dire il vero gli uscì male, ma meglio non dirlo non è un tipo che accetti facilmente le critiche Bibbiloc.
Pensa che ti pensa, Bibbiloc creò le città, tante città con tante costruzioni di vari tipi diversi.
- Guarda Squinziloc, ti piace? -
- Belle ma mettici qualcosa che possa utilizzare quelle case -
Bibbiloc creò gli umani e diede loro una memoria immediata, al punto che nessuno su quel pianeta capì di essere stato appena creato con i vestiti, un lavoro, una famiglia, le auto, la cioccolata e i telefoni cellulari.
- ti piace così Squinziloc? Bello tutto vero? Gli ho dato anche un nome, terra che ne dici?-
Squinziloc applaudì con le sue sei chele, ridendo e saltellando.
- bravo, bravo sei tanto bravo.-
Poi, tanto era eccitato che con un colpo di coda colpì la terra e la terra finì verso il sole e si squagliò.
“guarda il cielo, lettore, guarda il cielo e bada all’ombra della coda di Squinziloc.”
Sputnik, sputnik
voglio essere uno sputnik
per volare nello spazio,
io trombettiere di ventura
con Sabrina in bicicletta
che porta le sue fragole
al mercato.
***
Sputnik, sputnik
c'è troppa folla sulla terra
e nello spazio che voglio andare
per fare colazione con Sabrina
sopra Marte
con cornetti alla panna.
***
Sputnik, sputnik
non voglio più fare il ferroviere
e nemmeno l'artificere
e ora che si saranno i botti
a fine anno
voglio partire nello spazio
con Sabrina e le sue fragole ghiacciate
con Sabrina e i suoi occhi da tigre albina
In questo mio narrare della mia vita reale e del mio lavoro, ho parlato di molte delle persone che lavorano con me. Devo dire che ho provato un certo imbarazzo nello scoprire che alcune di loro avevano poi letto quello che ho scritto, mi chiedo cosa accadrebbe se poi a leggere queste righe fossero tutti.
E' giusto? Posso violare la loro privacy? Sottile è il filo che trattiene la riservatezza dal rivelare cose che non debbono essere rivelate.
Cerco di stare attento a non superare i limiti di questo, ma spero davvero che mi si dia atto della mia buona fede.
Ho parlato di Mariangela, la suora laica che lavora con me, di Daniela laureata in psicologia che stava per accettare un posto fisso, di Marcello che ha rinunciato a un fisso di 2.500 euro al mese per fare l'intermediario con me e di Sandra l'avvocato che ha deciso di non esercitare più la sua professione d'avvocato per seguire un territorio di Scafa e zone limitrofe.
Quelli di cui ho parlato sino ad ora sono intermediari, cioè ragazzi che hanno il compito di stipulare nuovi contratti assicurativi e cercare nuovi clienti.
In genere si occupano di aziende e di contratti di rami elementari e vita, ma occasionalmente anche di rca.
Oltre a tutti loro e parlerò poi degli altri, oltre loro diceva ci sono le impiegate Mirella e Valeria.
A dire il vero non le ho scelte io, tutto accadde una mattina d'estate quando il capo area mi venne a dire che l'altra agenzia generale veniva chiusa e che avevano pensato di dare tutto a me in gestione.
Da un lato la cosa mi faceva piacere da un lato ero preoccupato.
Giravano strane voci sull'altro agente, voci che avrei scoperto dopo, non solo non erano infondate, ma molto peggiori di quanto si potesse immaginare.
Che nel mondo assicurativo ci siano personaggi da tenere lontani, lo pensano in molti, ecco io ero incappato in uno dei peggiori.
Non parlerò di lui, ma non potevo saltare quel passaggio per spiegare il rapporto con le ragazze, Mirella e Valeria appunto.
La direzione mi chiese di salvare almeno uno dei due posti di lavoro.
Due che avevano lavorato per 20 anni una e più una e oltre 7 l'altra e che non avrebbero preso una lira di liquidazione.
No, trattai sino in fondo con la compagnia, i posti andavano salvati entrambi e tutte e due a tempo pieno nel rispetto dei contratti.
Questo voleva dire rinunciare ad una parte degli utili e rischiare di saltare, ma era necessario farlo, anche perchè presto si sarebbe scatenata una guerra sul territorio notevole ed io dovevo cercare di salvare il portafoglio della compagnia.
Mirella è un tipo burbero, ma se vuoi capire davvero Mirella la devi vedere con un bambino, esce sempre la sua vera anima con un bambino di Mirella.
Cocciuta, testarda, amante delle sue idee eppure brava nel suo lavoro, ci scontriamo ma la rispetto e se mi serve qualcosa riesce a fare tutto in pochissimo tempo.
Non mi piacciono gli yesman e lei di certo non lo è.
Tanto è dura Mirella quanto è dolce Valeria, sempre disponibile a tutto.
Approfondisce sempre ogni cosa e pur di non sbagliare con il cliente studia tutto più volte.
Non è stato facile iniziare a collaborare con loro, sono diverse dallo stile che io uso in agenzia, ma stiamo conservando il portafoglio e in un periodo di crisi lo stiamo iniziando a far decollare.
Non so come andrà a finire con la loro liquidazione, farò di tutto perchè non perdano una lira.
Voglio bene a quelle due, ma se solo qualcuno, se solo qualcuno farà loro leggere queste righe lo strozzo.
Spero di non annoiarvi con queste mie piccole storie di vita.
Sono molte le persone che lavorano con me e molte lavoreranno nei prossimi mesi, dare lavoro è per me il compito di un imprenditore anche se piccolissimo come me.