hariseldom

Non cercare di capire tra le righe, tra le righe di quello che scrivo ci sono solo spazi bianchi e forse tutta la mia incontenibile follia.

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AltraMusa, piccolo salotto letterario
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domenica, 30 novembre 2008

La cavalletta sulla vetrina

In un giorno qualunque di novembre
mi sono fermato davanti ad una vetrina
il negozio dell'idraulico era chiuso
e quasi non avevo scorto la cavalletta.
Ferma, le zampe a molla in orizzontale
le antenne dritte
sul vetro ferma.
***
Io non so spesso il motivo
dei miei gesti
forse la mia follia
forse solo il resto di un appuntamento
la cavalletta era ferma
e io ero lei
lei era me.
***
Dove il tempo
ferma vetro e sogni
utopie e razionalità
nel vetro gli occhi di una donna
nelle mie tasche le mie mani
chiuse a pugni.
***
Io ero lei
lei era me
sentivo il suo respiro
le ali piegate
i misteri dell'universo tra le sue antenne
e c'erano occhi di donna
e i mille mondi che ho visitato
***
Una macchina che passa
una vecchia che si chiede chi sia
- sono un demonio vecchia non lo vedi.-
Il segno della croce e una maledizione
per me
come quel giorno
tra le gambe della donna del faraone
io cavalletta
io scriba
***
La musica di Pink Floyd
ci stava bene
come quella gonna lunga sino ai piedi
della zingara al supermercato
la cavalletta decise d'andar via
ma io ero lei
lei era me
in quello strano giorno di novembre
in cui la mia anima
trasudava vento
postato da: hariseldom alle ore 23:12 | link | commenti (4)
categorie: deliri

La fortezza volante

PIoggia e grandine fitta sulla spiaggia, pioggia e grandine come non era mai successo.
L'aereo iniziò ad uscire fuori dalla sabbia, quasi emergendo da una palude magica.
Ero passato tante volte a passeggiare su quella spiaggia, ma non c'era mai stata traccia di quell'aereo.
Lo vidi al mattino presto, il sole stava asciugando la pioggia della notte e la stella americana sulla fusoliera non lasciava dubbi sulla nazionalità.
Le truppe alleate erano sbarcate su quella spiaggia durante la seconda guerra mondiale.
C'erano ovunque lapidi a ricordo dell'evento e qualche reduce era tornato negli anni a ritrovare quei luoghi.
Ma un aereo, no un aereo, un B17 oltretutto non si era visto mai.
La fortezza volante era quasi interamente uscita dalla sabbia, come potesse essere successo a causa di una pioggia davvero non ne avevo idea.
Eppure non c'era nessuno vicino all'aereo, mi sarei aspettato di vedere fotografi o poliziotti invece nulla, nessuno vicino all'aereo, ma in questo mi sbagliavo.
Da dietro uno dei quattro motori vidi sbucare un cagnolino bianco che mi venne incontro e dietro una donna dai capelli biondi legati alla nuca, gli occhi verdi.
Indossava una divisa americana, ma sembrava una divisa antica.
Mi fece cenno di avvicinarmi.
Il cane giocava con qualcosa sulla riva, forse un granchio spiaggiato dal maltempo.
La donna sorrideva, la camicia militare sbottonata metteva in mostra parte del suo seno.
Mi prese per mano e mi aiutò a salire su un ala.
Entrammo dentro la cabina di comando senza dirci una parola.
Toccava il mio viso ed io il suo.
Mi diede un bacio lughissimo e a dire il vero avrei dovuto capire almeno da quello che c'era qualcosa di sbagliato.
Non so come ma il cane ora era a bordo.
La ragazza accese i motori e decollammo.
Il sole era alto nel cielo, i motori emettevano un rumore continuo, come quello che avevo sentito in qualche vecchio film in bianco e nero.
Guidava tenendomi per mano, tra le nuvole bianche e stormi di gabbiani diretti verso qualche discarica.
Le diedi un bacio, sapendo che non sarebbe stato un problema per lei continuare a guidare.
Sotto di noi il mondo, sotto di noi la vita, invisibili anche agli aerei diretti a Fiumucino.
Poi lei sorridendo mi indicò qualcosa davanti a noi, una nuvola aveva un varco al centro.
Mi strinse più forte la mano, perchè quello era il momento difficile del nostro volo.
Passammo il varco ed entrammo in paradiso.
postato da: hariseldom alle ore 17:59 | link | commenti (7)
categorie: favole

Il mercato degli scheletri in Piazza Duomo

Ho sempre amato andare,
all'imbrunire secco,
a curiosare tra le bancarelle
e le tende a terra,
al mercato degli scheletri
dietro Piazza Duomo.
***
Spesso Ibsen mi accompagna,
dice che trova spunto per le sue commedie
tra questa strana gente,
Edoardo lo considera un fingitore
ma lui non si è mai curato
d'altra benevolenza.
***
Curioso è vedere come cambi il prezzo,
a sera tarda,
della coca tagliata dal nigeriano
dice che gli americano pagano bene
ma il talebano dice che non è vero.
***
E' una donna che vende minigonne
e mini bombe
giocattoli che mutilano
come cavallette al borgo,
Ibsen mi ha spiegato di una bambola
regalata ad una bambina
tra fumi fagocitati
da soldati russi in Cecenia.
***
Ma è al mercato delle armi
che trovi davvero il meglio
con soldati di Haifa e guerrieri di Hamas
a spiegare il senso di dei
e di guerra.
***
E' bello,
la sera andare
tra le bancarelle al mercato degli scheletri
tra gente di logge segrete
e tavole imbandite di brodaglie inventate,
mi dicono che a volte può trovare
gente molto importante
gente che non posso nominare
a chiedere unguenti per soddisfare le proprie voglie
e donne di bocca buona
molto educata.
***
Così finisce sempre
che Henrik regali un soldo
all'ultima zingara senza impronte
per farle una dote
o forse solo per un suo strano
modo di pensare.
Perchè anche questo accade
al mercato degli scheletri in Piazza Duomo
dove anche la polizia
ha un suo posto per vendere indulgenze
accanto al portone della Diaz
postato da: hariseldom alle ore 09:43 | link | commenti (4)
categorie: deliri

La cavalletta sulla vetrina

Flavia ha tacchi sottili
spugna di dolore sugli occhi
ma flavia guarda la vetrina
con il vestito rosso papavero

Sul bordo del vetro una cavalletta
riflette sul tempo del se
mentre lontano la gente del borgo
s'accapiglia per un parcheggio
senza curarsi del vento del mai

Flavia guarda le zampe dell'animale
nel ricordo di quando era bambina
il Tirino saltava le trote
e i suoi amori in lento declino

La cavalletta è un animale che sente
le vibrazione del giorno e della notte
ma non capisce l'oscuro destino
che la separa dall'abito rosso
il vetro lavato da poco
sembra aria compressa e dura

Flavia ha karma di luce nel futuro
e come quella cavalletta sul vetro
è separata da una magia senza tempo
da quello che era e sarà

Da quello che era
e sarà
postato da: hariseldom alle ore 00:30 | link | commenti (3)
categorie: deliri
sabato, 29 novembre 2008

Il mio Dio ha un cappello di panama bianco e stivali senza speroni

Il mio Dio non è sugli arazzi
a Piazza delle scaglie di triglia,
ma suona un'armonica a Piazza del campo,
a volte balla
a volte ride,
di certo non si annoia
quando parliamo del verso delle cicale
o del destino delle donne di burka.
***
Il mio Dio
non ha pietà dei dolori del mondo,
ma spara
spara pallottole di gomma

contro i soldati ad Haifa e dintorni
per un pompelmo o per una mandorla amara,
non ha sacerdoti a parlare in suo nome.
***
Il mio Dio
ha un cappello di panama bianco,
un figlio inchiodato quasi per gioco
dai soldati dell' occupazione
tra le sabbie e gli scorpioni di vetro
e gli chiedo sempre
se per amare ci voglia una fede;
a volte sorride
a volte non mi crede,
ma sempre
sempre
mi accompagna nelle mie guerre
sino alle montagne dei rifiuti nucleari
***
Il mio Dio
ha un cavallo arabo bigio
e stivali senza speroni,
cavalca lungo sponde d'oceani ghiacciati
la sua spada è senza punta
il suo arco ha frecce di spine
ed io
che capisco le sue ragioni
non lo prego
ma gli offro da bere
al porto dove le madri
portano i figli a pescare le loro conchiglie

postato da: hariseldom alle ore 17:14 | link | commenti (3)
categorie: ballate

C'è un cane mutilato sulla soglia della taverna del mangiatore di vetro

C'è un cane mutilato sulla soglia
dell taverna nera
a volte dorme
a volte ringhia
con tre zampe e un occhio
fiuta la vita.
***
C'è una bambina che lo chiama
una bambina con le trecce
e il vestito cucito
a rovescio
perchè suo padre è
un mangiatore di vetro.
***
C'è una taverna che puzza di fumo
covo di pirati e soldati
reduci da una delle guerre di Bush
hanno sempre
sempre un ricordo drogato
e due sono donne
con graffi alle gambe.
***
Eppure il mangiatore di vetro
sorride alla vita
perchè ha una chitarra
e la foto di Dylan e Baez
sulla porta della cucina
e sua moglie
ha una bambina con la veste
la veste cucita a rovescio
ma non è la figlia
non è il figlia
del taverniere
ma il frutto di un amore a Bagdad
quando la sabbia
sparava petrolio.
***
C'è un cane mutilato
sulla soglia della taverna del mangiatore di vetro
gli porterò del cibo
una canzone
e forse non mi ringhierà
perchè sa che sono il padre
di quella bambina
postato da: hariseldom alle ore 07:59 | link | commenti (5)
categorie: ballate
venerdì, 28 novembre 2008

Fiori secchi nella casa di Lilja


Non filtra il sole nella casa di Lilja
Boris ha tremore nella voce
e lei si stempera nel freddo gelo
di un ricordo
***
Penso che non smetteremo
di ricordarci di lui
compagna Veronika
ha ragione Pasternak
a tessere le lodi della morte
***
Fiori secchi nel vaso
morti come le nostre speranze
in questa Mosca sconsacrata
senza la voce di Vladimirovič
***
Non piangere compagna Veronika
tuo fratello non avrebbe voluto
anche se Stalin beve la nostra rivoluzione
non lasciargli capire il senso
dei nostri orizzonti.
***
Ci mancherai compagno Majakovskij
e non perderemo l’arte proletaria
sui muri della rivoluzione tradita
sotto i ponti
sotto i ponti del Volga
***
Fiori secchi nel vaso di fiori
poca luce nella casa di Lilja
mentre Pasternak starnutisce
polvere di carta
e la rivoluzione declina un colpo al cuore
un colpo al cuore
Vladimir    Vladimirovič
amico, compagno  
le tue dita terranno ancora
le cinghie motrici
ancora oltre il profondo

postato da: hariseldom alle ore 17:38 | link | commenti (5)
categorie: la macchina del tempo

Cosa vuoi che mi importi delle tende sul Nilo?

Cosa vuoi che mi importi delle tende sul Nilo
dei riflessi di occhi dalmati
tra circoncisi
e fumi di sterco?

Non era Ninive quella dei giorni felici?
Non erano i tuoi occhi a gioire?

I coccodrilli pascolano poesie
sul fondo limaccioso
e io non sto certo a pregare
pregare un Dio che è il riflesso
della mia mente nel fiume.
postato da: hariseldom alle ore 06:49 | link | commenti (4)
categorie:
giovedì, 27 novembre 2008

Le stelle traverse

Perchè vedi Francesca
le stelle traverse tra i tetti
sono morte da milioni di anni
e noi vediamo solo i riflessi,
intanto all'ombra di una pattumiera
il cadavere di un uomo di legge
ha un osceno sorriso di sangue,
mentre noi cerchiamo di capire
il senso di mille promesse.
***
Il silenzio delle sirene
il cavalcavia di quell'autostrada
io penso Francesca che stiamo sbagliando
questo sangue non è rivoluzione
solo infamia sui nostri denti
da adesso a un milione di anni
quando saremmo noi le stelle traverse

di un mondo più giovane del nostro.
***
Intanto la luna su quelle scarpe
sembra dargli conforto,
il poliziotto lascia due figli
e una moglie malata di cuore
e una moglie
malata
di cuore

postato da: hariseldom alle ore 23:41 | link | commenti (2)
categorie: ballate

Cadeva fitta la neve a fiocchi, mentre i cinghiali ruzzolavano sabbia

Cadeva fitta la neve
sulla sabbia
onde lunghe a lavarla;
una triglia spiaggiata
accanto a una conchiglia.

***

Balocchi di Natale,
orme di cinghiale sulla sabbia,
Sabrina portava pacchi,
stivali neri
orchidea sulle ciglia.
***

Si parlava della terra tonda
ridendo degli sbadigli di tua mamma
la neve ad impastarti le orecchie
ed io nervosamente
impacciavo la mia lingua.
***

Il bacio venne
sul riverbero della terza onda,
i cinghiali sulla spiaggia
ruzzolavano di freddo e ghiande,
le caddero i pacchi
toccati da un fiocco
grande come un coniglio
bianco.
***

Dietro lo stabilimento
del vecchio Gufo
statue di ghiaccio
intagliate da un mangiatore
di tortillas e pepe nero,
statue
statue di ghiaccio di
soldati americani
dopo lo sbarco.
***

I cinghiali andarono via
che nevicava ancora
mentre tornavano i pescherecci
dalla battuta
e Sabrina con la mia mano nella sua
dentro la mia saccoccia
e nevicava fitto
a fiocchi larghi
a fiocchi larghi
sui nostri occhi

postato da: hariseldom alle ore 16:45 | link | commenti (5)
categorie: i personaggi di hari