Gioco con una goccia di vino
sul legno della tavola antica
disegnando il cobra
che morde l'aquila nera.
***
Se l'osteria di via delle Viole
avesse mai trattenuto
il respiro di un guerriero
inchiodato sul portico
della casa di lei.
***
Gioco con una goccia di vino
mentre gli occhi si fanno
di cellofan e sabbia
ammorbidendo un sigaro
con la saliva di lei.
***
Ed è l'ora dell'ultima messa
ed un monaco striscia
sul muro bagnato d'urina.
***
Perchè questo,
questo è il tempo dei denti di leone
soffiati
incespicati nelle gambe di lei.
***
E il vino
non era buono
all'osteria di via delle Viole
quando mi disse
che sarebbe partita
per la nuova crociata
e soffiai
e soffiai
mentre una radio gracchiava
una musica greca
Che resterà di queste quattro
stupide poesie
di questi miei occhi malinconici
se la mi vita finisse ora?
Quanti pianti
e per quanto tempo?
un giorno
un'ora
e poi?
Nulla, non resterebbe nulla
e la polvere del web
poco alla volta coprirebbe
anche gli ultimi commenti.
Così alla fine
tutto scivolerà via
come la mia vita
scritta su word
a caratteri
troppo piccoli
per rimare
attaccati ad un monitor.
Non aveva i documenti Sabrina e si raccontavano strane storie sulle persone che venivano portate al carcere del Granducato.
Nessuno era mai tornato da San Vittore, nessuno aveva mai raccontato cosa davvero succedeva dentro le nere mura.
Certo si poteva chiedere ai guardiani, ma i guardiani non parlavano mai.
La guardia stava aspettando che Sabrina cacciasse i suoi documenti con un sorriso sprezzante e volgare.
Sabrina si guardava attorno, stava valutando le vie di fuga quando all’improvviso una voce.
- che fortuna incontrarvi ispettrice, ho bisogno di parlarle delle strane apparizioni delle fughe, ma se ha bisogno di parlare con questo villico …-
Chi aveva parlato era una donna di una certa età, i capelli bianchi , la schiena curva.
La donna indossava una veste nera con un distintivo sul bavero rosso e nero.
L guardia evidentemente la conosceva perché fece un inchino e disse.
- no vostra signoria, non ho nulla, vado.-
- ecco bravo, vada a fermare quelli che davvero possono rappresentare un pericolo per il nostro ducato, vada.-
L’uomo si allontanò senza dire altro.
La donna si rivolse a Sabrina.
- hai dimenticato i documenti vero? Ti si leggeva in faccia ragazza mia, ma ti rendi conto? Andare senza documenti in giro può voler dire il carcere. Dai vieni ti offro una cioccolata calda. -
Sabrina avrebbe voluto evitare, ma sentiva che era la cosa giusta da fare.
Sedettero di fronte al duomo.
- non mi conosci vero?-
Sabrina scosse la testa.
- benedetta ragazza dai biondi capelli, ma dove vivi? -
Sabrina era ora rosso come un peperone, ogni tanto qualcuno salutava la vecchia signora.
Evidentemente era una donna conosciuta.
- Sono Giulia delle Corti, madre del Granduca Alfiero.-
Sabrina si rovesciò la cioccolata sulla gonna bianca.
Sabrina amava sempre passare dal duomo prima di andare a lavorare, un vezzo antico che aveva ereditato dalla sua famiglia.
Così faceva sua madre e così faceva sua nonna; solo un saluto all’altare e il segno della croce dove essersi bagnata le mani con l’acqua santa.
La statua del santo con le frecce in petto la inquietava, preferiva sempre salutare la madonna.
In quei cupi tempi anche la religione era vista con sospetto, uno di quegli editti del Granduca che vietava al popolo di essere troppo attento alla chiesa e alla religione anche quella di altre fedi.
Una forma di gelosia del potere; il Granduca si sentiva un Dio in quello che era uno dei territori più poveri della bassa Europa.
Il Granducato di Mediolanum che un tempo era un pezzo dell’Italia e che durante le guerre di secessione aveva ottenuto l’indipendenza, non era di certo un luogo dove la vita fosse facile.
Chiuso ad ogni contaminazione esterna, vedeva la propria economia regredire di giorno in giorno ed il popolo soffriva la fame.
Eppure l’avversione verso gli stranieri era una delle componenti ancora fondamentali della cultura dominante.
Per il Granduca la colpa di tutto era dei negri, dei cinesi, degli arabi e degli abitanti dello stato della Magna Grecia e del Protettorato del Conero.
Sabrina non la pensava così, Sabrina pensava che tutti gli uomini fossero uguali, ma si teneva per se le sue idee.
Così guardava la statua della madonna e si accorse all’improvviso di non essere sola, qualcuno era vicino alla statua di San Sebastiano.
La donna ebbe un sussulto improvviso.
Ammantata da un cappuccio scuro e protetta da un mantello, la figura in ombra uscì fuori.
- vuoi una favola bella signora?- La voce era sussurrata, leggermente roca, una voce femminile ma non giovane.
Sabrina scappò fuori , il cuore a mille, come osava quella sconosciuta importunarla? Come osava metterla così a rischio.
Le favole erano proibite da tempo nel Granducato.
Le favole facevano pensare ed era sbagliato pensare o crearsi delle aspettative.
La vita non è fatta da principi azzurri e cavalieri, ma di dolore e fatica.
Sabrina si accorse di colpo che stava correndo e che la gente la guardava con sospetto, nessuno correva in città se non aveva un buon motivo.
La guardia civile la chiamò.
- perché corre signora? Ha qualche problema?-
Le guardie civili erano viscide e untuose, Sabrina non le sopportava, era riuscita a stento a liberarsi dalle attenzioni di una guardia civile alcuni anni fa.
- sono in ritardo sul lavoro guardia, sono in ritardo solo questo.-
La guardia però era attratta dalla bellezza di Sabrina e voleva trattenerla.
- mi dia i documenti.-
Sabrina all’improvviso si accorse di aver lasciato a casa documenti e le chiavi dell’ufficio dove lavorava.
Ora tutti sanno che ci sono strade che sembrano sono o saranno o furono infinite, che sembrano non finire mai, ma naturalmente questo non è possibile.
Ora Martina era una bambina curiosa ed aveva sentito parlare di una strada che finiva nel lago di Como, ma che pare non avere un inizio solo una fine.
Tutti, tutti coloro che cercavano di percorrerla all’inverso sparivano e di loro non se ne sapeva più nulla.
Martina è una bambina marfina e i marfini si sa non hanno paura di nulla o quasi, pare che abbiamo una certa paura delle lucertole, ma anche questa sembra sia leggenda.
Quel giorno Martina aveva litigato con sua mamma. Martina aveva una mamma insopportabile.
Così senza rendersi conto prese proprio il sentiero della strada senza inizio.
Dopo essere uscita dal centro abitato, si ritrovò in un luogo deserto con a destra una grande montagna e a sinistra un canneto che sembrava infinito, infatti non si vedeva la fine, ecco perché sembrava infinito.
Divago?
Mica siete obbligati a leggere.
Cammina, cammina Martina arrivò ad una pompa di benzina.
Ora uno si domanda cosa ci faccia una pompa di benzina su una strada dove non passa mai nessuno e così chiese al benzinaio, un uomo grosso e grasso cosa ci facesse da quelle parti.
- Come cosa ci faccio? Devi essere una marfina, domanda tipica da marfini. Metti che passa una macchina in una strada senza inizio, metti come può camminare se non ci sono pompe di benzina?-
La cosa aveva una sua logica, questo pensò Martina e proseguì.
Cammina, cammina arrivò in una piazza, una piazza senza paese, la cosa le sembrò alquanto strana, non vi erano case, nulla solo una piazza.
Al centro della piazza una targa.
“Piazza della strada senza inizio”.
Nel centro della piazza c’era un venditore di castagne, non gli chiese cosa ci facesse, magari rispondeva come il benzinaio e poi a lei le castagne non piacevano dal giorno in cui fece quella scorpacciata.
Cammina, cammina e Martina vide davanti una bambina che si stava avvicinando a lei, una bambina bella e simpatica, come è bella e simpatica questa bambina, pensò Martina.
Arrivarono una davanti all’altra.
Alzò la mano e la bambina alzò la mano, si toccò i capelli e la bambina si toccò i capelli.
Alla fine cercò di toccarla e si accorse di essere davanti ad uno specchio.
- ecco perché la strada sembra non avere inizio, perché ad un certo punto trovi uno specchio. -
Rise Martina, rise tanto.
Un gatto la guardò scuotendo la testa, che sciocca bambina - e tutti quelli che sono scomparsi dove sono finiti bambina?-
Martina si voltò, era un gattino bianco e simpatico.
- hai ragione non può essere questa la spiegazione del mistero.-
- Avvicinati bambina che te lo spiego.-
Così fece, già si avvicinò al gatto.
Dopo un po’ arrivò il venditore di castagne che chiese al gatto.
- che sapore aveva? -
- di certo molto più buona delle tue castagne, di certo.-
Il benzinaio invece era triste questa almeno era simpatica.
Sperando che tu non legga mai
questa che sembra una canzone
o al limite un becera composizione
di fragranti sedicianni legati
sul cielo delle tue scontrose maledizioni.
***
Auguri Francesco che vuoi fare la rivoluzione
e che urli e gridi contro la luna
con il tuo sarcasmo incontennibile
anche quando mi commenti
e io rido figlo mio, anche se non lo do a vedere.
***
Auguri Francesco che hai le tue certezze
che io più non ho da tanto tempo
mentre spavaldo ti muovi
alto e bello come un guerriero
con i tuoi capelli folti e neri
e le tue spalle forti sotto il kimono
***
Auguri figlio mio che quando sei con tuo fratello
vedo il mondo intero che si volta
e quello, quello Francesco
spaccherebbe il mondo se solo
se solo qualcuno osasse farti del male
coi vostri litigi fra lazio ed inter
con le vostre ciabatte tirate a lucido
contro i divani
***
Auguri Francesco sperando che tu non legga mai
queste quattro frasi tirate strette
con tua madre che ti ama
anche quando urla
perchè figlio mio a volte
sei insopportabile e cocciuto.
***
Auguri Franci
compagno ironico con De Andrè e Guccini
con il tuo rock duro
la tua chitarra il tuo pianoforte
e la tua poesia
la tua poesia Francesco
che non media mai
che non censuri su niente
che ti costa l'ira dei benpensanti
ma a volte figlio mio
la tolleranza non è solo un'arte
***
Auguri Franci con queste quattro righe
tirate e strette
per tutto l'immenso bene che ti vogliamo
sotto questo cielo di pioggia e di comete
tra spari e letarghi
della tua fantastica immaginazione
Il fiume era quello di sempre
e le trote saltavano in cerca di mosche
con il sole a perpendicolo sul seno di Ottavia
e le croci sulla collina dei maledetti da Dio.
***
La saliva del prete scorreva
mentre la strega chiedeva sempre pietà
ma c'erano gli idioti con lo stemma sbiadito
nella terra d'Irlanda
e c'erano donne con labbra di fuoco
e c'erano eroi che si opponevano al trono
mnetre quel pazzo di Cromwell
massacrava i fedeli ed i santi.
***
Poi c'erano gli eroi
quelli scontrosi
con gli occhi di pianto
e le spade sbilenche
quelli che non credevano in Dio
ma nell'amore delle loro donne
li bruciarono tutti
mentre re Carlo sputava veleno
***
Nei giorni dei santi
e degli eroi scontrosi
amai una donna a Dublino
e per lei sbattei la porta
della cattedrale
per lei versai
nella fonte battesimale
quello che restava del mio sale
quello che restava del mio coraggio