Spirito Santo è un pistolero
che a volte si crede un uomo vero
raccoglie lattine di coca cola
e spreme limoni sulle lenzula
Quella sera
era più triste
forse però più vero
e aveva tanta
tanta voglia d'amare
Non c'erano poliziotti
sulla via del mercato
solo un metronotte
con un naso mezzo scavato
Non volle dargli una sigaretta
per due soldi e un padrone
Spirito Santo non aveva fretta
e gli chiese se almeno voleva
fargli un'offerta
ma il metronotte andò via
sempre anche lui
sulla via dell'anarchia
Poi arrivò
a piazza Venezia
il venditore di palloncini
sporchi di birra
dormiva sul prato
l'uccise senza chiedere
nemmeno un documento
senza chiedergli
nemmeno un documento
Quando il metronotte
lo vide chino sul quel cadavere
accese anche lui
una sigaretta
perchè era giusto
era giusto
fare così
Il suo nome
nessuno lo sa
ma lui si fa chiamare Spirito Santo
E' un assassino
a pagamento
figlio di un giorno fatto di pianto
figlio di un giorno fatto di pianto
Un pistolero di professione
che pare sia
di fede massone
Spirito Santo uccide
senza ragione
perchè questa è la sua vera missione
Fino al giorno
in un cui ha incontrato
la donna che il suo cuore
il suo cuore ha stregato
Tre colpi al cuore
senza dolore
tre colpi al destino
e poi un bicchiere di vino
un bicchiere di vino

Spirito Santo corre nella notte
con un mantello più nero
delle terre di legno
Dodici tacche
e poi la sua donna
quella che non vuole
portare al gonna
Eppure ha capelli
di fiele aranciato
come quel giorno
del suo gran peccato
come quel giorno del suo peccato
E' stato uno schianto
sotto il tetto d'amianto
quando il demonio
gli ha chiesto perchè
non ha ucciso la donna del re
non ha ucciso la donna del re
Un re di denari
di fede e d'altari
che imprigionava
la donna che amava
Uccise il demonio
quel bieco assassino
poi se ne andò
da solo a Berlino
da solo a Berlino
Capita che sei li
allungato al suolo
tra fango e vento
e senti che dentro
i vermi ti stanno dilaniando
capita che pensi
che nulla valga più la pena
nulla
Capita
poi
un lampo arancione
ti accenda la vita
Un lampo arancione
assurdo
imprevedibile
che ti sconvolge
e tutto cambia
Così dormì quella notte a Goriano. Un paese e una zona dell'Abruzzo poco conosciuta.
Una terra l'Abruzzo che non sa vendere le sue bellezze, incapace di valorizzarle da sempre e il ricordo di Fontamara di Silone dei suoi passi, dei pidocchi dati ai contandini per non pensare ad altro, calza e ritorna, al pernsiero di tante bellezze nascoste.
Una notte senza amore, anche quella, perchè l'uomo a cui piaceva camminare riincontava vecchi amori ma non mi risulta che rinverdisse i suoi passaggi.
Si alzò che Annarita piangeva.
- Vattene, vattene via, il passato non torna mai, mai quello che è stato è solo in un mondo perduto vai.-
Senza rispondere si incamminò per la montagna, il passo era dopo la casa dismessa dell'Anas, passo dopo passo.
Pensò che avrebbe incontrato di nuovo un contadino, magari un pastore e poi ad Avezzano, ad Avezzano avrebbe incontrato Giovanna, la donna che amava a 18 anni, la donna che pensava di sposare a cui dedicava poesie d'amore.
Giovanna la più bella della scuola e di cui lui si era perso al punto di fidanzarsi in casa pur di vederla.
Sapeva che la vita era stata durissima per lei, durissima, alla fine aveva avuto un figlio con uno e poi ora era rimasta sola.
Esaurimenti nervosi e momenti tragici, gli avevano raccontato di lei in tanti.
Era stata lei a lasciarlo.
Arrivò alle grandi pale del vento quelle che procuravano energia alla valle.
Gli ricordavano i giganti i mulini a vento, pensava a Don Chisciotte ma non a Cervantes ma alla canzone di Guccini. Già Guccini, quel cd che una donna gli aveva regalato, l'ultimo amore della sua vita.
Guardava il fucino dall'alto e vide la donna.
Una donna con un viso paricolare, difficile dire se bella o no, un viso molto particolare.
Occhi verdi come quelli di una tigre, capelli rosso fuoco tendenti all'arancio e un sorriso beffardo sul volto.
- ciao uomo, bella giornata oggi vero?-
Come approccio era piuttosto banale, uno si sarebbe aspettato un dialogo più esaltante, pià originale.
La donna continuò.
- siediti, riposa devo parlarti.-
Lui obbedì, ma chiese a sua volta.
- chi sei ? chi sei?-
La donna lo fissò con occhi che non perdonavano, che non avevano segni di pietà.
- domanda sbagliata sai? devi saper fare le domande, quelle giuste. La domanda gisuta è: chi sei tu?-
- Io signora? io? sono solo un uomo che sta coronando un sogno che ha coltivato per tutta la sua vita, fare un viaggio a piedi e conoscere il mondo come è davvero, dalle scarpe insomma e non da una lunga noiosa autostrada.-
La donna emise un fischio.
Le donne sono strane quando fischiano.
Apparve un cane completamente nero, piccolo, un bastardo che le leccò le ginocchia.
- Ora lo hai fatto, ora sei contento,il viaggio della tua vita, un viaggio che hai fatto a piedi, le tue colpe le tue promesse, i tuoi amori, giusti o sbagliati, hai avuto una bella vita non trovi?-
-avuto signora? avuto? sei dunque tu la morte? sono dunque alla fine della mia strada? ma devo arrivare a Roma a Roma.-
La donna scosse la testa.
- hai i tuoi anni, dovresti sapere come vanno le cose ormai e invece nulla, non imparate mai, succede sempre agli altri. Tutti hanno da fare altre cose, tutti quando la loro ora arriva. Ti risulta che qualcuno non debba finire un lavoro o un compito o vedere un figlio sposarsi o vederlo crescere, ti risulta che...? dimmi è così?-
-E' questo dunque, è questo, sei la morte e sei venuta a prendermi.-
La donna si mise a parlare con il cane.
- capisci più tu di questo, capisci più tu che questo, pensavo che fosse un poeta invece è un fifone come tutti- dicendo questo strizzò l'occhio al cane.
Poi lo prese per mano, aveva una bella mano.
- no, non sono la morte scemo, mai saputo della morte con i capelli rossi,ma sentito.- Continuò a ridere contaggiando l'uomo.
Ridevano e andavano verso le grandi pale di vento.
- ma scusa, scusa ma se non sei la morte, chi sei?-
La donna lo guardò e gli diede un bacio, un bacio come non aveva mai baciato nessuno prima.
Lui non resistette e disse.
- ma tu baci da...-
La donna mise una mano sulle sue labbra e gli impedì di finire la frase e risero e risero.
- appunto.-
Lei rispose.
- da Dio.-
Cinquantacinque gradini
sino alla cantina
ragnatele per tendaggi
muffa oscena alle pareti.
Il servo della gleba
tra luci e buio
gradino dopo gradino
violava il luogo
della memoria
Accanto al vecchio
letto a baldacchino
tra un divano
di velluto rosso
e un comodino
il ritratto in rosso
della signora
delle meraviglie
Il servo della gleba
osserva quella donna
la pelle liscia e bianca
i capelli arancio
quel vestito
che lasciava intravveder
seno e gambe
Cinquantacinque gradini
di nascosto violati
dove il conte degli inganni
aveva seppellito
il cuore di una donna
In contemplazione
e desiderio fremente
s'innamorò di lei
perdutamente
La donna del ritratto
una sera di settembre
sciolse la sua posa
e lo baciò in bocca
Lo ritrovarono
dopo svariati giorni
pensavano
fosse fuggito
e invece era morto
in quel sotterraneo
amando a più
non posso