La bambina che sa volare ora è sulla casa sull'albero.
In silenzio, seduta sul pavimento, le ginocchia al mento.
Guarda la finestra e le nuvole scaltre e furbe.
Le nuvole conoscono la sua storia e me la hanno raccontata.
Imparò a volare che era una bambina, ma volare basso si deve altrimenti la gente poi è invidiosa, come la maestra cattiva.
Ci sono tante maestre cattive sapete?
Adesso è ha disegnato il mondo attorno a lei, lo ha fatto colorato insieme a un cantastorie di cui mi sfugge il nome.
Ha costruito lei la casa sull'albero.
Su quella casa scrive le sue canzoni, le sue poesie.
E' brava la ragazza che sa volare, molto brava.
Ha un gatto di nome Asdrubale, lo so che è un nome scemo ma il cantastorie ha detto che era quello il nome giusto e lei, lei ha detto va bene.
Ora il gatto sta guardando le nuvole e le vuole prendere, Asdrubale è un gatto tutto scemo sapete?
La bambina che sa volare e che ora è donna non lo guarda però, conta le sue mani, sono due e dieci sono le sue dita, dieci.
Potrebbe fare magie e ne vorrebbe fare una tanto strana, la magia del tempo, ma non le riesce.
Conta le dita e apre le mani, le mani che un cnatastorie sta cercando.
Forse vi racconto anche cosa succede dopo, forse, magari domani se tutti fanni i bravi, se tutti sanno leggere le cose scritte e le canzoni.
Asdrubale intanto si avvicina alla bambina donna che sa volare e le lecca le mani e guarda i suoi occhi.
Luccicano, chi sa perchè.
Forse alcune stelle sgocciolose...forse...domani se volete vi racconto il resto, domani, forse.
Correre per le vie di un paese
sul pavimento di pietre antiche
con il mio pigiama blu
a piedi nudi quasi volando
e mio figlio grande che mi accompagna
lui che somiglia a Brando da ragazzo
senza chiedere il motivo della corsa.
Il porticato di una via
le case antiche
e la gente che mi guarda
non capisce ma tace
abituato com' è ai silenzi.
In piani di spazio tempo
differenti
dentro un quadro di Dalì
Le tue mani
non ci sono più le tue mani
Rumori occlusi
di battiti sul rame
un portone del seicento
due donne che parlano sottovoce
Il prete si segna
mentre passo
e corro
mentre da un balcone
cade un petalo di geranio
o forse era una poesia
perché ora io
non ho più le tue mani.
Ancora una volta sola
lasciati guardare
mentre il sole
uccide le ombre
delle clessidre spagnole.
Io non so
gettare
sul greto del fiume
lapilli di lava
che mi escono dalle
pupille.
Va via!
non voltarti
non diventerai di sale
ma io sto bruciando
come per furia divina.
Ancora una volta sola
lasciami dire
che per quanto sbagliato
per quanto sconveniente
assassino
io ti amo
e un amore
non finisce nemmeno
se c'è un olocausto
Non c’era vento
nemmeno a muover
un filo di quella tua frangia
sui tuoi occhi
immersi nei pensieri
di un domani
celato da un camion nel latte
parcheggiato in doppia fila.
Tenevi le tue mani
nelle mie
ed erano lacrime
a scolare
il trucco
di una commedia
gotica a Milano.
Silenzio, c’era il silenzio
a spremere il delitto
di un amore
oltre il limite dello steccato
dipinto per gioco
da Tom Sawyer.
Intanto in cielo
volavano avvoltoi
come poliziotti accorsi
a sedare una rivolta
tra via della Gogna
e piazza Barberini.
Qualcuno forse
ci guardava
tremare in silenzio
seduto sul balcone
di un fabbricato
della Nebulosa d’Andromeda
Sognavo di diventare uno scrittore e iniziai a scrivere racconti e romanzi dalle elementari.
Alle medie iniziai a scrivere racconti al posto dei temi, illuso che questo mi desse la celebrità. Continuai a scrivere racconti nei compiti in classe d'italiano e almeno i prof non si annoiavano a leggermi.
Sognavo d'innamorarmi di una ragazza dalle trecce lunghe e di avere tanti figli da lei.
Sognavo e poi un giorno, mi sono svegliato e oggiè inutile chiedersi dove abbia sbagliato.
Chiedo solo scusa a chi ho offeso, non che valga molto oramai, chiedo scusa a quelli a cui ho fatto male e anche a quelli che ho amato, perchè anche amare a volte è sbagliato.
Non sono mai diventato uno scrittore, ma mi sono innamorato della ragazza dalle trecce lunghe, poi una mattina ti accorgi che la clessidra ha quasi terminato la sabbia e che dei tuoi sogni non c'è traccia.
Sognavo di diventare uno scrittore e di non invecchiare mai e che l'amore fosse la cosa più forte di questo mondo.
In un mondo ipocrita io non lo sono stato, io sono stato, quello che sono ora, nulla più di una foglia staccata dal ramo e che il vento sta portando sul mucchio del letame.
Sorrido a questa vita e al mio mondo assurdo, alla follia che prende ogni poeta o scrittore, bravo o pessimo che sia, non importa.
Cado come la foglia sul letame e non sarà Faber a riscattarmi, nemmeno un geranio o un diamante,
Se qualcuno ha riso delle mie storie, ben venga ancora a legger quel che io ebbi, avessi, fui, foste, insomma quel che ho scritto.
Buffone e cantastorie senza dimora, uccisi i sogni dalla realtà, come foglia vago e se non è letame sarà acqua putrida di lago che mi accoglierà.
Un chilo di nulla
pesa la mia vita
un filo di fumo
vecchio di anni
e un opaco risveglio
senza più sogni.
Fine
Il tempo asciutto
sul finire della vigna
tra corse e risate
La cascina del pittore
dietro i mandorli
e la siepe delle more
Il tempo asciutto
di un amore
con la tua bocca
sul crocicchio del
lago mentre
una tinca
nuota dentro un secchio.
Lecco e la tua mano
il parcheggio
vicino al lago
di un amore
di un panino
e un bacio
fuori dalla pioggia