Venne a trovarmi che ero un ragazzo,
gli dissi che era presto
Troppo presto per me.
Il sole era a mezzo busto,
i mie pugni nelle tasche
e avevo tempo tanto tempo
per poter ancora amare.
Aveva un cappello di panama
e due pistole caricate a piombo
e due baffi come la rivoluzione.
Tornò che ero al confine
del mio mondo sopra un burrone oscuro.
Il sole era mezzo storto
parlammo di donne e di cuscini rotti.
Gli chiesi di tornare dopo
i ragazzi erano troppo piccoli
per dargli una risposta.
Aveva un cappello di panama
e dove la strada era finita
c’era un gatto con una macchia bianca
sulla fronte.
Poi la testa mi faceva male,
quel giorno d’inverno
e lui rise per dire che avevo già tutto l’amore,
gli dissi amico non vuol dire nulla
fammi godere ancora un po’ di sole.
Gli occhiali a goccia
riflettevano i miei anni
e mi diede ancora
ancora un po’ di tempo .
Ora ho tutti i capelli bianchi
e una terza gamba per appoggiarmi
quasi non lo riconoscevo
e il suo cappello di panama era sporco di sugo.
Mi fece la sua proposta
e non credevo mai lo facesse
mi diede un cappello di panama
e un paio d’occhiali a goccia
per fare l’esattore ci vogliono le pistole
e tanti colpi nel caricatore.
Tu sei matta Emanuela
lo dicono anche i gatti
quelli più convinti
e quelli un po’ distratti.
Ha trenta anni più di te
e i capelli bianchi
per amarlo non basterà
una chiatta sui navigli.
La tua croce rossa
tatuata sulla fronte
il tuo sorriso pudico
sull’albero del mondo.
La gente che sorride
la gente che non capisce
per amore Emanuela
per amore Emanuela.
C’è chi per amore
fa tanti conti
chi si addestra alla morale
tu nemmeno lo leggi quel giornale.
Trenta anni sono tanti
tu sei matta Emanuela
lo dicono anche i gatti
anche quelli un po’ distratti.
Venerdì porta male
la tua macchina che corre
per le vie di una Palermo
che ha più scheletri che torri.
Per amore, Emanuela
la tua vita su quella strada
per mano di un bastardo
a soli trentadue anni.
La gente ora piange
la gente che non capisce
un fiore Emanuela
un fiore al tuo coraggio.
(3 settembre 1982, ore 21.15 moriva Emanuela Setti Carraio con Carlo Alberto dalla Chiesa e l’agente di scorta Domenico Russo, al suo coraggio, alle sue scelte di vita, dedico questa piccola canzone)

Un petalo di ginestra
solo uno petalo di ginestra
che per suo coraggio
saltò da Pace a Villa San Giovanni
mentre il traffico sullo stretto
si faceva sempre più intenso.
Un petalo, solo un petalo
che ebbe il coraggio di reagire
a quel che destino aveva per lui deciso
morire per mano d'assassino
sulla roccia acuta di Messina.
Un petalo che saltò traghetti e navi di mercanti
sino sfidare onde e fumo di vulcano
sino a terra di Calabria
con righe di pianto
e segnali di calura.
A te guerrigliera senza spada
che sposti sempre il mio asse d'equilibrio
a te Francesca che mi proteggi
dal vento freddo della pianura.
Un petalo di ginestra,
forse nulla d'importante
ma nell'amore contano i particolari
non gli ori e meno ancora il pianto.
Un petalo di ginestra
che come una lacrima di dea
sulla tua bocca si accavalla
e con labbra su labbra lego.
Poi il dolore
due poesie strappate
un grumo di sangue
il pavimento dell'aeroporto
schegge di vetri in frantumi
per un sogno di partenza,
due denti sulle scarpe
un amore che mi solleva
un amore che mi protegge.
Tumulti di piazza
vicino al ponte delle fascine
non c’è pace alla taverna del Grande Naviglio.
Non gioca a carte Slim il lungo,
beve vino di strada
e succhia marmellata sul seno di Lola.
Ha un mitra lucido, spietato
nessuno tocchi mai la sua donna,
nessuno le sfiori una guancia.
Preparano un colpo
alla banca della stazione centrale,
Lola sorride
i suoi nei sembrano stelle
le sue trecce corde di fiaba.
Tumulti, pane e lavoro
mentre Milano prepara tombe operaie
e Lola, Lola sorride
con la sua pistola a tamburo.
Aspetta un bambino
la donna del capo,
la sua pancia riflette
la luna del fiume
e Slim sorride
mentre succhia marmellata
dal seno di Lola,
prima che lo faccia suo figlio.
Nei giorni delle maschere
della musica lungo le calli
soffocate dai dogi
ti stringo tra le mie ali.
Arlecchino ci guarda
mentre corriamo sino a Rialto
mentre la folla
la folla ci guarda stupita
chiedendosi il prezzo
di quest’amore
tra fili di seta
e gocce di lacrime
al sottoportego Pisani.
E tu, tu spavalda e sfrontata
che cacci loro la lingua
e ridi e sgomiti
tra balli e sudore
sino a Piazza San Marco.
C’è sempre,
il martedì grasso
un piccione ubriaco,
con un bicchiere di Cartizze
e due grammi di grano
che ondeggia con il culo per aria
sin verso le gondole ormeggiate
davanti ai Piombi imbruniti.
Mentre tu, mi strappi le mani
e le poggi sul volto
a seguire il segno dei nei.
Francesca non chiedermi perché,
forse colpa di quel piccione ubriaco
forse del mia incoscienza
che non ho mai perso
se ora ti bacio
mentre le maschere
si spostano per un minuetto
sul bordo di una banchina.
E quel piccione ubriaco che vola
vola sino alla Giudecca
a raccontare una storia
una storia d’amore
che fuma equilibri precari
in una Venezia di carnevale.
La magia della sera
Le strade di Pescara hanno ancora coriandoli sai!
Corso Umberto è ancora pieno di sorrisi e martedì, martedì amore ci saranno nuovi spettacoli.
Strano, ma mi sento quasi pagliaccio stasera, io che per far sorridere un bambino ho fatto anche questo.
La sera, lo sai , la sera, i miei pensieri si aggrovigliano come stelle filanti, come questo carnevale.
La sera ha qualcosa di magico sai?!
Sarà che le luci e le cose sono diverse la sera, ma è la sera che mi manchi di più.
Così, vorrei saper volare amore mio, magari su un coriandolo rosa o su una stella filante, su verso il cielo sino a Milano, sino a Milano questa sera.
Allora amore, provo a mandarti un bacio, piccolo o grande che sia, un bacio ha della magia e io, io Arlecchino, io Pulcinella, io Scaramuche, ti dedico questo pensiero della sera.
Mentre le strade di Pescara dirottano coriandoli e io dirotto il mio cuore nella magia della sera, nella magia di un amore nei giorni di carnevale.