hariseldom

Non cercare di capire tra le righe, tra le righe di quello che scrivo ci sono solo spazi bianchi e forse tutta la mia incontenibile follia.

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AltraMusa, piccolo salotto letterario
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giovedì, 27 dicembre 2007

Fervevano i preparativi per le feste

 

La gente che guardava le vetrine,

tu che parlavi stretta con tua madre,

quell’albero che non avresti mai decorato

la punta sulla cima dei tuoi sogni.

 

Fervevano i preparativi per le feste,

il cuore dentro un ghiacciolo sul balcone,

per un amore,

per un amore avvolto in un lenzuolo.

 

Perché gli anni nessuno li ruba mai senza motivo,

ci son sempre gabbie costruite dalle convenzioni,

tra musica divina di noci e fichi.

 

Fervevano i preparativi per le feste,

le tue poesia scritte su un vecchio cellulare,

per un “ti amo” sfuggito a ogni controllo

e tua madre che ammucchiava spazzatura.

…sapendo che un giorno,

un giorno  avresti avuto il tuo albero di Natale,

sapendo che un giorno,

 avresti avuto il tuo albero di Natale.

postato da: hariseldom alle ore 12:08 | link | commenti (9)
categorie: amore, canzoni
giovedì, 20 dicembre 2007

Scusami se non ti faccio gli auguri

 

Scusami se non ti faccio gli auguri,

ma non sono proprio il tipo.

Oltretutto so che non ci tieni

che sei oltre le convenzioni,

in questo freddo da criminali,

in questa notte di erba e fieno,

ti vorrei offrire da bere

che di vino tu te ne intendi.

 

Scusa se non ti faccio gli auguri,

ma le cose non vanno bene,

troppi morti anche in cantiere,

troppe bombe sotto la neve,

mentre danno un altro cartone,

è scuciono soldi per la processione.

 

Amico ti trovo stanco,

secondo me hai qualche problema,

questo mondo non è poi cambiato molto

 e nel tuo nome abusano sottane.

 

Cristo sarà per un’altra volta

che festeggeremo il tuo compleanno,

magari sotto un cielo di un altro mondo,

dove non serva morire in croce.

postato da: hariseldom alle ore 18:51 | link | commenti (11)
categorie: lungo le strade del mondo
mercoledì, 19 dicembre 2007

la casa sulla collina degli ulivi

 

Il vento sbatte le foglie

degli alberi della collina,

mentre dal camino

esce fumo di sugo e ceci.

 

Gabbiani smarriti

reduci di una discarica

guardano la donna sulla soglia

due olive a terra

un gatto senza coda.

 

La casa sulla collina degli ulivi

ha una gonna lunga

una memoria di amori abbattuti

prima del tempo

per dovere o per orgoglio

o forse, forse solo per fame.

 

Bandiere di brigata,

missioni di pace,

occhi che hanno pianto,

la casa sulla collina degli ulivi

è un destino salato

e quel gatto non ha un compagno

ormai da un pezzo e nemmeno figli,

no nemmeno figli.

postato da: hariseldom alle ore 11:32 | link | commenti (5)
categorie: ballate
martedì, 18 dicembre 2007

La rivoluzione ha sempre gli occhi di una donna

 

L’artistico sempre occupato,

di quei volantini un bacio rubato.

Con il trascorrere del vento

un sogno passato solo in un momento.

 

Ed io che sapevo ancora di latte,

io con i miei capelli lunghi,

tra un Donovan e un Morandi mezzo incazzato

a chiedersi se Dylan la sua risposta

ebbe mai trovato.

 

Stando bene attenti a piazza Salotto

a quelli del Fascio con il giubbotto.

Compagni voglio essere sincero,

sfatare un persistere di mito,

non era per il Che

men che meno per il compagno Mao.

La rivoluzione era sempre

per gli occhi di una donna

e le sue belle gambe

sotto la sua minigonna.

postato da: hariseldom alle ore 09:43 | link | commenti (3)
categorie:
lunedì, 17 dicembre 2007

Lenin alle Torri Bianche

Che correva il traffico sulla tangenziale est

mentre Lenin usciva a Vimercate

il cellulare di Kerenskij non prendeva

colpa delle trasmissioni in banda larga.

 

Ed io che non mi fido della legge,

troppi consigli di stato

e troppa voglia di mercato,

passo sempre accanto alle torri gemelle

magari per un saluto al compagno Trotskij

prima di prenderti davanti la videoteca.

 

Lenin che litiga con i menscevichi,

non transige sul maketing e la globalizzazione

Nanedza che gli chiede di far la spesa,

approfittando delle offerte di Natale

ed io che gli presto il mio bancomat

sapendo che alla fine non mi potrà perdonare.

 

In questo mio andare controcorrente,

litigo con Plekhanov e Bogdanov

per gli ingredienti della matricina

che degli estremismi io non mi fido

correndo con te sino al terzo anello di Milano
ascoltando Guccini e forse anche Adriano.

postato da: hariseldom alle ore 08:31 | link | commenti (1)
categorie: lungo le strade del mondo
mercoledì, 12 dicembre 2007

E lui ascoltava Radio Maria

 

Il padroncino bloccava il traffico locale,

con fare arcigno e mento volitivo,

tra fuochi accesi da bivacchi di camice nere,

con il rischio di prenderci tutti per il sedere.

 

Rivendicazioni da autotrasportatori,

che rompono le palle

e impongono le loro opinioni,

pensando di essere dalla parte giusta,

lasciandoci tutti senza pane e senza frutta.

 

E lui ascoltava Radio Maria,

convinto d’esser un conquistatore,

picchiando un irlandese e un rumeno,

parlava al cellulare del più e del meno.

postato da: hariseldom alle ore 14:40 | link | commenti (7)
categorie: lungo le strade del mondo
lunedì, 10 dicembre 2007

Le campane di Dublino

Ci sono demoni

che proteggono il tesoro

dei templari

chiese sconsacrate

lungo il cammino

sino al porto

nella tua mano

io aggiungo sempre

le mie dita.

 

Così è dolce passare

vicino l’erica della collina

sentire lontane le campane di Dublino,

forse ancora il nostro amico

non ha finito il suo capolavoro,

forse

non ci sono ancora bombe al mercato.

 

Cattolica o protestante,

ma cosa importa?

Vendono i loro ori

allo stesso modo

i pugnali dei traditori

bevono sangue impuro

malato

anemico.

 

C’è lacca sul cancello

della casa del vecchio Pat,

la sua donna è finita dentro,

 ma io non ho voglia di difenderla sai?

No, io ho voglia solo di far l’amore con te,

in questo tempo,

ora,

mentre le campane a Dublino

hanno smesso di suonare,

mentre mi guardi come solo tu sai fare

e nei tuoi nei leggo

il percorso della cometa.

postato da: hariseldom alle ore 08:13 | link | commenti (1)
categorie: lungo le strade del mondo
giovedì, 06 dicembre 2007

La signora dell'Orsa Maggiore

La signora dell’Orsa Maggiore

 

La signora dell’orsa maggiore,

cuce maglioni di lana,

il suo gomitolo scende sulla strada,

un gatto si aggroviglia sull’asfalto.

 

E Maddalena si alza al mattino,

la fabbrica brulla dalla brina,

figli sulla corriera per la città,

suo marito sul camion dell’immondizia.

 

La signora dell’orsa maggiore,

lucida la stella polare,

raccoglie camice di angeli biondi

e sorride al gatto di strada.

 

Maddalena è ingrassata,

puzza di cipolle e ingranaggi

mentre il padrone le guarda il sedere,

per non pagarle la paga meritata.

 

La signora dell’orsa maggiore,

manda bombe sulla  terra promessa,

mascherandole da lana bagnata,

mentre il gatto si versa da bere.

 

Maddalena ha coraggio,

per spaccare l’orologio,

nel consiglio comunale fumo di cera

mentre la guardia si chiede cosa abbia.

 

La signora dell’orsa maggiore,

accarezza il viso a Maddalena,

le scioglie le catene dai polsi,

mentre il gatto le lecca la gamba.

postato da: hariseldom alle ore 19:34 | link | commenti (2)
categorie: lungo le strade del mondo
martedì, 04 dicembre 2007

Guccini a Modena Sud

Ed io che vorrei essere poeta,

non riesco a disegnare che favole di creta.

Ascolto la voce di Francesco,

e di Modena Sud cerco l’innesco

 

Che poi si stata colpa davvero della via Emilia,

se lui non ha poi accettato davvero una famiglia.

Guccini che se ne frega di far soldi

Meno che meno della critica di quattro manigoldi.

 

Le bandiere rosse e il pubblico incantato,

Guccini è un poeta matto ed esaltato.

Il fiasco di rosso e la sua fantasia,

figlia di una donna incinta dell’anarchia.

 

Intanto penso a noi mentre prendo per Bologna,

di tutti quelli che mi vorrebbero alla gogna.

Per questo amore che spezza le sane opinioni,

di ben pensanti e gran rompicoglioni.

 

Di quelli disposti sempre a giudicare,

disposti a lanciar sassi e condannare.

Ascolto Francesco parlare di Bisannzio e di Cirano

raccontar di Venezia e dei ragazzi con l’Unità in mano.

 

Ma la gente, davvero cosa può sapere,

dell’amore vero e del buon bere.

Che io Guccini me lo ricordo con la sua chitarra,

la sedia impagliata mentre i compagni erano alla sbarra.

 

Lui che se ne frega della decenza,

prende i giro i venditori di sana impotenza.

Perché io ho i tuoi occhi mentre lo ascolto,

parlare di una locomotiva e di riparare a qualche torto.

Scusami se parlo anche di noi tra le rime di una canzone,

mentre Guccini canta mi viene un po’ il magone.

Tu che non hai vissuto al tempo degli eskimo dei militanti

sappi che sei con me nel tempo delle scope volanti.

 

Ed io che me ne frego della brava gente,

ti rapirò un giorno e ti metteranno assente.

perché Guccini forse ha ragione,

una vita non è fatta per la prigione.

postato da: hariseldom alle ore 19:50 | link | commenti (3)
categorie: canzoni