L’ombra del Duomo di Milano
a sfiorare i tuoi stivali
bagnati di pensieri
con un piccione indiscreto
che guarda le tue calze di seta.
L’ombra del Duomo
sulla tovaglia di un caffè
di tavoli traballanti
dove un cameriere
del deserto del Golan
rincorre il ricordo
di un amore sul muro del pianto.
E tu mi guardi
con gli occhi
pieni di scoscese fontane
mentre si spande la musica
di Celentano sino
all’ultimo vigile urbano.
L’ombra del Duomo di Milano
a suggello di un bacio
dato quasi con rabbia
con un gatto sornione
con la voglia di marmellata sul muso
e un miagolio al suono d’arpa
o forse, forse di liuto
mentre l’ombra ora ci avvolge.
Camminai per strade piene di siringhe
e schiave di sesso estremo,
non c’erano che lampioni
pieni moscerini eunuchi.
Ombre proiettate
su muri sporchi d’urina e corruzione,
ma non la mia,
no,
non la mia.
Il vecchio tiglio
nella casa del generale
disegnava sul parco il suo profilo
ed erano azioni di fabbriche di mine antiuomo
e scarichi nascosti
senza che una giornalista
ci ficcasse il naso.
Ma io non proietto ombre
su quelle strade
e nemmeno il fuoco di sterminio di massa,
io sono l’uomo senza ombra
che non cede alle lusinghe di un ministro
o a quelle del padrone dei telegiornali.
Andammo con il gran capo Sacripante
con la grande canoa navigammo sempre a Levante.
Oh perbacco oh perbaccolina
indovinate cosa incontrammo una mattina?
Eravamo Apache Sioux e Piedineneri
pure un coyote e certi due stranieri.
La grande canoa solcava l’onda
e il gran capo predicava che era tonda.
Cosa, cosa? Gli chiedevamo
ma la terra perbacco, non fare il menagramo.
Tonda è la terra e non quadrata
la vedrete al fin della nottata.
Uno degli straniere che pare fosse atzeco
disse: o quella è terra o io sono un geco.
L’Europa così scoprimmo un di maggio
che per cambiar la storia ci vuol coraggio.
A conquistar l’Europa ci mettemmo un botto
che Vienna o Roma trasformammo in un salotto.
Ora i bisonti pascolano pure a Parigi a
d Atene non vennero lupi grigi.
Pure in Vaticano siamo andati
così che al fine i preti si son sposati.
Il gran capo Sacripante conquistador beneamato
in tutta l’Europa venne osannato.
C’era la neve a Pescara,
la scuola elementare
dietro i cumuli della ferrovia,
il ciccione con la cartella sulla mia.
Sognavo di essere Nembo Kidd
quello che chiamano ora superman,
ma al limite anche Batman,
al limite.
La stufa al centro del corridoio
io magro come un chiodo
e alto come un fuscello
di un lungo fiume.
La banda del ciccione,
spadroneggiava in quei paraggi,
la lotta con lui,
io che soccombevo sempre.
La nonna del corsaro nero,
Lassie e Rin Tin Tin
cioccolato tom e formaggino mio
il palo dove legavano le ragazze.
Volevo essere un supereroe,
trasformarmi per salvare il mondo,
il ciccione ora è un grosso negoziante,
fiancheggiava Ordine Nero
famiglie al limite del tempo criminale
con tanti peli sulla pancia.
Avrei voluto essere un supereroe,
prima ancora dell’uomo ragno,
prima che saltassi sulle barricate
di un sessantotto bruciato a pelle,
magro come un chiodo
alto come un fuscello
di un lungo fiume.
Danza, la zingara,
danza senza respiro
nuvole di moscerini
e Toledo non è lontana.
Nazisti pedofili
insidiano bambine
tra teschi verniciati
e sparsi riti magici.
Danza la zingara,
la gonna si solleva,
chitarre in flamenco
e fuochi stralunati.
Cipolle nel campo
disseppellite sul sogno
di un matador innamorato
due nei la zingara
sulla guancia in penombra.
Danza il flamenco,
danza controvento
nazisti a caccia di partigiani
mentre Franco
sevizia l’Andalusia
Le tue gambe zingara,
le tue gambe
nude illuminate dal fuoco
mentre la divisione Condor
bombarda Guernica.
Dolce è il sorriso di Ilaria,
dolce come la forza del deserto del Gobi,
dolce come un bambino spaurito,
dolce come un tramonto sul mondo.
Che strade passano per Mogadiscio,
che rotte di morte,
quanti corsari sulla tolda di una banca?
Dolce il sorriso di Ilaria,
inseguendo un traffico d’armi,
scorrendo rifiuti tossici per paesi lontani.
Così muore una giornalista,
con un dolce sorriso sul volto,
inseguendo la verità nelle gole profonde
di un mondo che si vende per meno di trenta denari.
(a Ilaria Alpi, al suo sorriso e al suo grande coraggio)
Su ballatoi pericolanti,
la danzatrice con le pistole
mostra gambe snelle
fili di seta rossa.
Aspetto il battito,
il momento giusto
per abbracciarla
amarla
sulla strada del borgo.
Un colpo di vento,
lei che cade
e io l’accolgo.
La sua pistola alla gola
che non le parta un colpo
io mi gioco la vita
in un sol colpo.
Ah Francesca il tuo sorriso,
pescherecci nelle Marche.
I tuoi pantaloncini corti
le tue gambe accavallate.
Ah Francesca come azzurro
questo cielo a sedicianni.
Ah Francesca prendi questa vita
questa vita tra le mani.
Quel bagnino, il bacio, la poesia,
come azzurro questo cielo,
questo cielo a sedicianni.
Un gelato,
un bacio alla crema e cioccolato,
come azzurro questo cielo,
questo cielo a sedicianni.
Ah Francesca sei bella,
come una principessa
di una favole scivolosa,
su un tappeto per stelle.
Verranno presto altri sogni
altre promesse,
l’università i grandi amori,
sul ghiaccio dello stagno.
Ah Francesca come azzurro
questo mare a sedicianni,
del tuo cuore, del tuo cuore,
tutto creme e cioccolata.
Questa è la ballata di un farabutto,
che vive sul ciglio,
sul ciglio del mondo,
non chiedere altro non lo dirò,
questa è la ballata
la ballata di Jò
Ha una scacchiera senza cavalli,
venduti ad un mercante,
un mercante di schiavi
per due balle di medicine,
per la terra delle grandi menzogne.
Dove i barili,
i barili di nero petrolio,
costano quanto due secchi
di sangue innocente,
dove il legname è merce di scambio
e dove i signori,
i padroni del mondo
nascondono le infamie dei loro processi.
Joe denti di pietra
non ha dei nella sua baracca,
la sua baracca sul ciglio del mondo,
anche se un prete viene sempre
a giocare con lui
con le carte truccate di un povero cristo.
Fai attenzione alla sua compagna,
ha due nei sulla guancia
ed un coltello negli stivali,
lei è molto, molto più giovane di lui,
ma non gli toccare,
non toccare il suo uomo
perché lei ha un coltello
e lo sa usare.
Questa è la ballata di Joe
la sua leggenda,
fatta di guerre contro i potenti,
fatta dell’amore per la sua donna
e di una scacchiera senza quattro cavalli.
Dove sei,
dimmi dove sei ora?
Mentre il Danubio trascina
la mia voglia infinita d’amare,
dimmi, dimmi dove sei ora?
Non ci sono Valzer
nemmeno fiori nelle strade
in questi giorni di rivoluzione
mentre l’impero traballa
tra falsi scongiuri
e luridi inquisitori.
Ma io, terrorista del cielo,
io poeta maledetto dal tempo,
io cerco solo te
tra queste strade piene
di soldati e cannoni.
Dove sei, dimmi dove sei ora?
No, non pronuncerò il tuo nome,
dolce mi è alle labbra,
dolce mi è sussurrarlo,
ma non pronuncerò il tuo nome.
Sfioravo i tuoi due nei,
ti prendevo in giro,
tu rivoluzionaria
con due nei da nobildonna.
Dove sei ora, dimmi dove sei?
Vienna non è mai stata così fredda
e così gelido il mio andare,
in questo fuoco che invade
questo secolo di cambiamenti,
io cerco solo te fra le strade
e le barricate.
Solo te amore mio,
in questa Vienna bastarda
che ti nasconde dietro porte di pietra,
no, non pronuncerò il tuo nome
ma ora lo sussurro piano,
impercettibilmente tra le mani congiunte,
il sapore della tua pelle
è ancora tra le mie mani.